Intervista
traduzione automatica
L'umano-dentosofia dei denti con Michel Montaud
Umano-dentosofia, ospite: Michel Montaud
Michel Montaud - Intervista in inglese
Interviste sulla stampa
- Grandir autrement n° 21 — gennaio-febbraio 2010
- Articolo Fémi – Bio
- Rivista NEXUS Italia, 9 gennaio 2014
- Principes de santé
- Psychologies Magazine — gennaio 2020
PRINCIPE DE SANTE – Mars 2024
Intervista
La «dentosofia» è un approccio olistico per una migliore salute globale, quasi un'auto-terapia che conduce ad un'altra filosofia di vita. Preservare i propri denti senza chirurgia o apparecchio fisso, ma anche curare diversi mali oltre che le patologie dentali, questo è l'obiettivo. Ispirato dall'antroposofia di Rudolf Steiner, il dottor Michel Montaud ne è il portatore.
“I nostri denti ci parlano
della nostra salute globale”
Principi di saluteLavorando su questa intervista mi è stato difficile redigere una biografia ufficiale...
Dr Michel Montaud(ride) Mi piace dire che sono semplicemente un “essere umano”, alla ricerca di una umanità perduta. L'uomo contemporaneo non è che “testa”. Il mio compito è di aprir alle persone l'orizzonte del “sentire”. Inoltre dire che siamo dentisti è riduttivo. La Francia ha distinto medici e dentisti, cosa che fa pensare che la bocca non è parte dello stesso corpo fisico. Invece le patologie boccali sono direttamente legate a tutta la psiche tramite organi e sistema nervoso. E vice versa.
- di S.Con la dentosofia, una caria sparita risolverebbe le emicranie o un cambiamento nell'allineamento dei denti potrebbe eliminare una depressione?
Dr M. M. Ogni disfunzione dentale dice qualcosa sul corpo e sull'essere in generale. La parola “dentosofia” viene dal
funzionale”. L'ho messo in centinaia di bocche, tra cui la mia, per anni. La sua latino dens, il dente, e dal greco sophia , la saggezza! Perché i denti sono una vera saggezza. Sono generose poiché visibili e permettono di comprendere eventuali problemi senza fare scanner o altro. La dentosofia porta in sé la speranza che un giorno «l'uomo ascolti la bocca parlargli dell'uomo».
- di S.Come si passa dall'odontoiatria alla «saggezza dei denti»?
Dr M. M. Grazie alla malattia, «le “mal qui dit”», ovvero il male che parla! Ho seguito un percorso classico. Gli studi da chirurgo-dentista, un bell'inizio di carriera, una bella famiglia... Ma soffro di dolori alla schiena e al ventre sempre più violenti (80% dei dentisti ne soffrono). E soprattutto, mio figlio, all'epoca, di 9 anni ha dei problemi e vogliono strappargli dei denti. Intuisco che non ha senso. Scopro allora i lavori dei professori Soulet e Besombes in Francia, che hanno inventato un apparecchio di gomma per
collegato pensiero, sentimento e volontà. Nel corso delle osservazioni empiriche ho fatto dei ristabilire l'equilibrio boccale. Abbastanza rapidamente la scienza decreterà questa scoperta inutile. Tuttavia non solo questo apparecchio funzionerà per la dentatura di mio figlio, ma farà evolvere anche il suo comportamento. Quanto ai mali che si esprimevano nel mio corpo, spariscono. Un percorso di vita del tutto nuovo è allora cominciato.
- di S.Aggiungiamo a questo degli incontri regolari?
Per saperne di più
Sito internet:
Libri:
“ Cosa dicono i nostri denti ”, ed Aam Terra Nova
“ Denti & Salute, dalla salute della bocca alla salute del corpo”, pubblicato a spese dell'autore, il ricavato è stato donato a diverse scuole Steineriane.
Da leggere:
“Rudolf Steiner, Life and Work” di Peter Selg.
Dr M. M. Ho avuto la fortuna di conoscere bene Gitta Mallasz, autrice di “Dialoghi con l'angelo” , di cui l'idea del compito che ognuno deve compiere mi ha segnato. All'epoca ero lontano dal pensare che la spiritualità potesse tradursi nella materia. E il contrario. Più tardi ho anche lavorato a lungo con Elsa Gaensburger che ha aperto la prima scuola steineriana in Francia. Ma soprattutto, l'ho detto, c'è stato lo strano incontro con questo piccolo pezzo di gomma, una specie di doppio apparecchio, che si chiama “attivatore pluri-”
si può accontentare di incriminare quello che chiamo “l'esterno”, ovvero rinnovata efficacia mi ha confermato che, attraverso la bocca, si poteva accedere alla straordinaria capacità di auto-guarigione del nostro corpo. Non solo i denti possono riprendere il loro posto nella cavità orale senza apparecchio o chirurgia, ma anche diversi mali del nostro malessere spariscono...
- di S.Come si può spiegare il potere di questo attivatore?
Dr M. M. È un po' come un trattamento osteopatico cranico lungo il doppio del tempo per un'auto-terapia legata alla presenza a se stessi. Poiché oltre al porto di notte, mordendo più volte al giorno l'attivatore, si segna una pausa cosciente nella propria agitazione quotidiana. Mettiamo allora in moto le nostre forze di volontà, da non confondere con le forze di reazione. E poi, anche la neuro-plasticità ha il suo ruolo. L'attivatore potenzia gli stimoli tramite i neuro-mediatori. Inoltre sollecita la respirazione, la suzione, la deglutizione, la fonazione; gioca sul posto della lingua nel palato, sul modo di masticare, sulla dimensione verticale del corpo. Non esiste un organo solo per respirare, il polmone non basta. Idem per la deglutizione e la masticazione legate alla digestione, e la fonazione legata al pensiero.
- di S. Rudolf Steiner ha influenzato molto il suo lavoro?
Dr M. M. Quest'uomo ha avuto una visione allo stesso tempo scientifica, ispirata e olistica del vivente e delle interazioni materia/non materia. Ha messo in avanti la triarticolazione corpo, anima, spirito, e ha anche
alternative, in particolare la decodifica biologica?
Dr M. M. Ho ricevuto informazioni sul linguaggio dei denti, più di 25 anni fa.
collegamenti analogici. Pensando alla medicina antroposofica ho capito ad esempio che è necessaria un'occlusione equilibrata perché è la posizione chiave per essere realmente nel presente, quindi in tutt'altro stato d'essere. Ho anche creato legami tra alcuni profili (troppi pensieri e azioni non sufficienti, o al contrario troppe azioni ma nessuna riflessione, o ancora un'incapacità a fermarsi nel presente) e quello che si muove o non si muove come la mandibola e le mascelle. Gli accavallamenti dei denti parlano di noi ben più di quanto si possa pensare!
- di S. Prende anche in considerazione la sua logica del “camminare-parlare-pensare”?
Dr M. M. Perché credo anch'io che tutto quello che sentiamo, apprendiamo e viviamo sensorialmente in quanto feti poi nei primi anni di vita ha un'importanza capitale per lo sviluppo del nostro essere e quindi sull'equilibrio della bocca. Rudolf Steiner, come Beatriz Padovan in seguito, ha ben spiegato che parlare si fa prima di tutto attraverso il corpo prima che con la bocca. Pensare anche. Crediamo che quando alcune tappe dello sviluppo sono saltate o mal affrontate, il corpo e lo spirito compenseranno. Tutto questo deve armonizzarsi.
- di S.Pensa che una parodontite, o una caria abbiano un senso?
Dr M. M. A condizione di interrogarsi sul “per cosa” e non sul “perché”. Non ci l'altro, il microbo, il virus, ecc. Altrimenti perché spazzolarsi i denti proteggerebbe tutti gli altri denti e non quello cariato? Stesso tipo di domande sulle amalgame: se il problema fosse il mercurio, non dovrebbero essere malati tutti i portatori di amalgame? Lo psico-affettivo indebolisce le difese immunitarie, è provato! Bisogna sempre personalizzare l'analisi della risposta del corpo e ricordarsi che il sistema tenta di tutto per compensare una disfunzione. Di tutto, fino ad arrivare a volte alla malattia che è là per elevare la nostra coscienza. Il dente deve sempre essere considerato come un fusibile che salta. Ma cambiare il fusibile senza cercare la causa del corto circuito non porta a niente. E ogni casa è diverso.
P. di S.I pazienti sono forse pronti a priori ad andare oltre il loro problema dentario andando dal dentista?
Dr M. M. I dentosofi sono formati sia per rispondere a delle prime urgenze sia per accompagnare un possibile cambiamento globale, con dolcezza, perché il lavoro può durare diversi anni. Sono sensibilizzati ad un sentire autentico che in seguito completerà un sapere. I pazienti possono essere sorpresi all'inizio. Eppure raramente vengono per caso e sono maturi per pensare diversamente. Paracelso è il più grande: «Il solo medico per l'uomo, è lui stesso, e il medico è la sua medicina».
P. di S.In cosa il suo approccio è differente dalle altre visioni
Ma mi sono sempre rifiutato di scriverlo perché la sua interpretazione può essere catastrofica. È come apprendere le lettere dell'alfabeto sperando di parlare la lingua. Ai miei occhi è preferibile risolvere i conflitti ancorati nell'inconscio tramite un cosciente lavoro del corpo tramite l'attivatore. I conflitti possono così sparire senza passare dalla coscienza. Mettere consciamente l'attivatore in bocca permette un passaggio benefico ad un'altra coscienza di sé.
- di S.La dentosofia non è riconosciuta in Francia, forse screditata. Qual è la situazione altrove?
Dr M. M. In Italia, dove i dentisti sono stati a lungo formati anche come medici, è stato permesso ad uno dei miei stagisti di presentare una tesi ricompensata con il massimo dei voti. In Francia osservo senza aspettarmi nulla. Come diceva Einstein: «Non si possono risolvere i problemi con lo stesso cervello che li ha creati». Manchiamo attualmente di una visione sacra, che è un cammino personale verso la nostra parte spirituale abbandonata alla nascita.
Intervista realizzata da
Christine Saramito
RIVISTA NEXUS ITALIA 9/01/2014
RIVISTA NEXUS ITALIA 9/01/2014
- Le osservazioni
Da poco laureato nella facoltà dentistica di Lione, inizio ed esercitare la professione. Mi ritrovo per la prima volta solo di fronte alla caria, tra le altre cose. Ho cambiato status e non ho più diritto di sbagliarmi; sono passato dal ruolo di studente a quello di professionista.
Sono felice di essere finalmente diventato un uomo libero e indipendente perché è quello che credo fortemente in quel momento lì.
Da quel momento consacrerò la maggior parte del mio tempo di vita – e preciso bene “tempo di vita” - a pulire delle carie, ovvero risanare dei buchi e a riempirli. Poi vedo tornare gli stessi pazienti (e questa si chiama poi una clientela), che soffrivano di carie sugli stessi denti (e a volte su altri). Non rifletto un solo istante e curo di nuovo quel dente allargando ancor di più il buco precedete e poi ritappandolo; questo finché quel dente, ben troppo cariato, sia devitalizzato (si toglie il famoso nervo che provoca dolori a volte lancinanti) in seguito all'ennesima caria. Una volta devitalizzato il dente, il mondo dentistico si è accorto che diventava più fragile degli altri denti e a deciso di “coronarlo” con l'avallo della previdenza sociale e del suo rimborso provvidenziale.
Solo che, scopro nel corso del mio esercizio in quando libero professionista, questi denti devitalizzati, coronati o non, hanno la tendenza ad infettarsi molto più dei denti vivi. In più questi denti hanno anche una irritante tendenza a rompersi. Quale che ne sia la sorte, infetti o rotti, alla fine vengono praticamente tutti estratti (quando si parla il linguaggio dentistico) o strappati (se il usa il linguaggio “dei pazienti”). Una volta eliminati, è nostro dovere sostituirli, sia con protesi fisse (ponti) sia con protesi mobili (le famose dentiere) e poi, più recentemente, con degli impianti; e per alcune persone, assidue frequentatrici degli studi dentistici, tutto ciò va a finire con una protesi completa per sostituire tutti i denti tranne quelli del giudizio che non sostituiamo mai.
Queste righe riassumono la mia vita professionale di un chirurgo-dentista che, per quel che mi riguarda, mi monopolizzava da 9 a 10 ore al giorno per 6 giorni su 7, al principio della mia attività. Se faccio i conti, constato che tra queste 9-10 ore di lavoro si trova una pausa dalle 12 alle 14, destinata unicamente a mangiare e a fare una siesta, e che mi permetteva semplicemente di respirare un attimo prima di rincominciare a lavorare. Se a questo aggiungiamo le 8 ore di sonno indispensabili al mio equilibrio, più il tempo di alzarsi, il tragitto e la cena, arriviamo ad un totale di 21-22 ore di attività al giorno. Mi rimanevano quindi 2-3 ore la sera per rilassarmi. Non avevo tempo o occasione per un qualche pensiero, una qualche riflessione o apertura culturale. Rimaneva la domenica, in cui facevo sport, che era una passione. In queste condizioni mi era impossibile pensare eventualmente ad un altro modo di funzionamento, poiché era il funzionamento normale di un dentista nel 1979, in ogni caso era ciò che mi veniva detto.
Ma nel momento in cui scrivo queste righe, non posso impedirmi di pensare che fosse – ed è ancora oggi – più o meno lo schema di vita della stragrande maggioranza dell'umanità con forse qualche sfumatura differente tra i diversi continenti.
Mentre scrivo tutto questo mi ripiombo così tanto nel contesto dell'epoca che mi dimentico quasi di dirvi che ero sposato con una donna straordinaria ed era appena nato nostro figlio. Questa dimenticanza dimostra, se ci fosse il bisogno di prove, che all'epoca il sistema di funzionamento “referente” faceva astrazione dell'ambiente famigliare, il quale doveva necessariamente adattarsi perché era inconcepibile fare altrimenti. Ero quello che portava i soldi a casa; quest'uomo è intoccabile e detiene tutto il potere (e anche tutte le scuse) poiché rispetta alla lettera le norme della società: guadagnava il denaro. la
Molto rapidamente l'euforia delle mia nuova “libertà ed indipendenza” sparirà per far spazio ad un malessere che, nel corso del tempo, diventerà sempre più crescente e sempre più invalidante, malessere che sarà concomitante a quelli di mio figlio e della mia sposa, e ognuno lo esprimeva a modo suo*. Questo malessere si somatizzerà e mi provocherà violenti dolori alla schiena e al ventre, dolori che mi porteranno la medicina ad evocare la spondilite anchilosante. Ma quello che qualifico oggi come “mal essere” era, all'epoca (ed è tutt'oggi) considerato come uno stato normale. Era parte della vita dell'uomo, del funzionare in quel modo e, dall'esterno, nessuno lo aveva notato.
Solo un passo indietro, adesso nel presente, può permettermi di vedere la potenza sviluppata dall'uomo per accettare quel che è, e quale cecità mette in atto per non vedere. Infatti come è possibile che alcune persone trascorrano una vita intera in questo modo?
Perché un essere umano è diventato un dentista. Il mio stato d'essere umano si è cancellato a vantaggio del mio status di dentista; non sono più Michel Montaud, l'essere umano; sono diventato Michel Montaud, chirurgo e dentista o meglio ancora Dottore in Chirurgia Dentale.
La nostra società ha creato una gerarchia basata sulla professione esercitata. Quando ci si presenta, esistiamo sempre più in quanto idraulico, panettiere, medico ecc. ma sempre meno in quanto uomo. Esisto quindi in quanto dentista e, in tal senso, la vita che conduciamo è del tutto normale, e il malessere mio e della mia famiglia non ha nessun legame con la mia vita professionale perché questa è considerata come tabù ed è intoccabile.
Con questi propositi parlo della nostra società che ha instaurato tutto questo sistema. Questa frase è ricorrente: «Non sono io che decido, è la società». Si sente ovunque come un alibi per scagionarsi per il non fare da sé. Ma dove siamo collocati, noi uomini, nella società? Chi ha creato questa società, che fustighiamo regolarmente ammettendo la nostra impotenza se non noi, gli uomini? Quindi questa frase - “la nostra società ha creato una gerarchia basata sulla professione” - deve essere modificata in: “noi tutti, gli uomini che vivono sulla Terra, abbiamo instaurato una gerarchia basata sulla professione, il denaro e il potere”. Solo questi criteri sono presi in considerazione. È facile mostrare a che punto sono profondamente ancorati in noi.
Adesso nel mio studio, al primo consulto, ho una domanda che qualificherei “trabocchetto”. Chiedo ai genitori, spesso alla mamma – perché vedi più spesso le madri che i padri per i motivi appena evocati – di dirmi come “va” il loro figlio a scuola. Vedo allora, in alcune di loro, i loro occhi illuminarsi con orgoglio, per rispondermi che il loro figlio è brillante in classe. Questi genitori venuti al consulto hanno tutti letto il mio primo libro (è una condizione indispensabile al primo incontro) e vengono coscienti di un dato mio approccio; non sono in un territorio loro sconosciuto perché si sono accorti, grazie a questo libro, della sofferenza nel loro figlio. Ma quando evochiamo i risultati scolastici è come se non esistesse più nulla, come se avessero dimenticato il malessere “eventuale” del loro bambino, quello che hanno letto nel libro quando parlo di iper intellettualizzazione precoce, ad esempio.
Siamo indottrinati a tal punto che il discorso sulla scuola, i compiti, il successo scolastico, sinonimi di diploma, successo professionale, quindi denaro e perché no potere, riprende tutto il suo posto. L'eventualità di un'altra concezione non è più ascoltata o è mal percepita, e il cerchio si chiude. Siamo intrappolati dal “successo professionale” che sta uccidendo l'essere umano e questi fin dalla giovane età.
Non possiamo più continuare, noi adulti, ad approvare la distruzione dei nostri bambini, così come abbiamo permesso la nostra. E faccio attenzione alle parole che uso quando parlo di distruzione, perché è proprio così, e si legge in tutte le bocche di questi piccoli esseri intravisti nei nostri studi. Tutte queste bocche “storte” mostrano una sofferenza psico-affettiva.
Per non trascorrere un'intera vita così, bisogna progressivamente – perché non si fa sempre dall'oggi al domani – decidere di separarsi dal proprio status di professionista e di far rinascere l'essere umano. In quel momento l'uomo rincomincia a vedere e a servirsi di tutti gli organi di senso, fin ad allora anestetizzati. Si dà del tempo, ingrediente indispensabile, ad una delle facoltà capitali dell'uomo: il discernimento.
È questo inizio di discernimento che mi ha fatto porre alcune domande. Non sono più realizzato, mentre sulla carta ho tutto quello che serve per essere felici, e subisco il mio lavoro, che esiste unicamente per farmi vivere. Ma questo schema è la normalità? È forse normale essere più spesso nell'assoggettamento, nel compromesso, più spesso nel malessere che nel benessere? È forse normale che un dentista passi la sua vita UMANA a “curare” per giungere inesorabilmente alla perdita dei denti? Non è forse sulla strada sbagliata? Perché se fosse sulla giusta via, questi atti non dovrebbero impedire questa perdita inesorabile? Alcuni possono rispondermi: il dentista rallenta un fenomeno che è universale. Ma allora, se fosse realmente così, perché alcune persone muoiono con tutti i loro denti? Perché esistono bocche indenni da carie? Mi si ribatterà nuovamente che queste persone sono delle eccezioni. Ma se sono eccezioni allora non siamo di fronte ad una legge universale ma ad una vera e propria “legge” inventata dall'uomo. Le chiameremo “regole” per non confonderle con le “leggi” che sono realmente universali e non concedono nessuna eccezione.
E se ampliassimo questa perdita dei denti ad altre perdite di organi, possiamo chiederci: è forse normale che l'essere umano cadi a pezzi? E se la chirurgia fosse un'osservazione del fallimento della medicina (non parlo degli indicenti)? Questa chirurgia non sarebbe che la conseguenza urgente di una medicina che non guarisce. Quando osserviamo i progressi della chirurgia, in un secolo, abbiamo il diritto, visto da questo punto di vista, di porci domande riguardo l'efficacia della nostra medicina moderna. E perché in una stessa bocca alcuni denti sono colpiti e altri no? E perché? E perché? E perché?
Quando la facoltà di discernimento si attiva, le domande affluiscono da ogni parte. È come se ci si fosse liberati da una maschera che ci impediva di vedere. Si passa dallo status di cieco allo status di orbo da un occhio. Il futuro mi insegnerà che un vero ricercatore (colui che trova) ha sempre delle domande fino alla fine della sua vita; il giorno in cui ha solo risposte non può più cercare.
Possiamo chiederci: come è possibile che un dentista possa consacrare l'essenziale della sua vita terrestre a chiudere dei buchi e a “ri-intonacare” instancabilmente le fessure per giungere nonostante tutto alla demolizione, senza prendere un giorno coscienza dell'inutilità del suo lavoro, né del malessere in cui si trova? Cosa ci spinge a rimanere in questa condizione di cecità? Quali sono queste forze, così potenti, che ci impediscono di vedere? Una delle più importanti è il materialismo (il denaro).
- Dalla caria allo psico-affettivo
Il mio malessere personale e quello della mia famiglia andava ingrandendosi, non mi era più possibile vivere quella vita là. Succederanno degli avvenimenti nella mia esistenza per permettermi di cominciare a aprire un po' i miei occhi*. Delle domande arriveranno e dei risultati clinici concreti, necessari al “cartesiano” che ero, affluiranno da ogni dove. Passerò dall'osservazione delle carie in una bocca alla visione delle deformazioni di quelle stesse bocche per accorgermi che nessuna era in equilibrio, che tutte le bocche di tutti gli esseri umani erano “storte”. Utilizzerò delle “tecniche” non riconosciute dalla professione e vedrò apparire risultati sfidanti ogni immaginazione. Non solo queste bocche si armonizzeranno ma osserverò dei miglioramenti in altri punti del corpo fisico. Spariranno patologie di ordine strutturale (dolori alla schiena, problemi articolari, cambiamenti di postura) nel corso dell'armonizzazione della bocca.
In funzione della mia curiosità mi accorgerò frugando sempre di più della sparizione di sintomi e di ogni tipo di malattia, sempre in correlazione con l'impegno personale del paziente nella propria terapia.
Di osservazione in osservazione, collegherò sistematicamente l'armonizzazione della bocca di questi pazienti, il miglioramento del loro stato di salute e il loro “meglio-essere” psico-affettivo. Tutte queste persone portano le stesse testimonianze su un altro modo di affrontare la vita, su un vero slancio di vita; avevano ritrovato la voglia di VIVERE.
Tutto accade naturalmente, senza che io dica niente a proposito di un possibile successivo percorso di “risveglio”. Queste persone si contentano semplicemente, in un primo momento, di mordicchiare un apparecchio di gomma. La base della dentosofia riposa sul porto di un attivatore di gomma, che sarà portato qualche minuto nella giornata e con cui dormiremo. In seguito a questo lavoro noi (tutti i dentosofi che si sono impegnati in questo protocollo) assisteremo ad un equilibrarsi delle bocche inspiegabile con le informazioni fornite dalla scienza attuale.
Queste osservazioni cliniche, che non sono partite da ipotesi poiché all'epoca non avevo alcuna idea di ciò che sarebbe successo, mi hanno portato a formulare questo doppio postulato:
- La parte psico-affettiva di una persona si imprime interamente nella sua bocca.
- Ogni trasformazione della regione boccale ha un'incidenza sullo psico-affettivo della persona.
(Se si vuole opporsi a questo postulato bisogna darne una prova. Al giorno d'oggi nessuno è stato in grado di farlo.)
Abbiamo potuto stabilire un vero linguaggio della bocca, un linguaggio universale che permette di vedere ciò che non si è mai visto e di poter sentire ciò che non si è mai sentito; il non verbale, quello che il paziente non ha mai osato dire è scritto nella sua bocca come in qualsiasi altra parte del corpo, ma è più facile vedere una bocca che un fegato ad esempio.
Questo universalismo ci porta la prova della relazione sistematica tra il corpo fisico – all'occorrenza la bocca per quel che ci riguarda – e il temperamento dell'uomo.
La mia professione aveva appena assunto tutto un altro significato così come la mia salute. Passavo dal malessere e dalla sofferenza interiore ad uno stato di benessere. Tutte le mie patologie spariranno improvvisamente. Passavo da un mestiere insipido, attraverso cui guadagnavo il denaro per vivere, ad un Compito appassionante e eccitante fatto di meraviglie quotidiane, che mi procurava un entusiasmo senza limiti, entusiasmo che non mi ha mai più lasciato e che è qualcosa di essenziale e di fondamentale per la vita degli uomini.
Questo nuovo stato d'animo era onnipresente nel mio studio e anche nella mia vita. Non c'era più nessuna separazione tra il Michel dentista e il Michel essere umano; i due si comportavano allo stesso modo; non dovevo più recitare una parte ogni istante della mia vita.
Bisogna dire che questo nuovo modo di agire mi permetteva di vivere serenamente, anche sul piano finanziario; cosa che un giorno mi ha portato al seguente pensiero: non si lavora per guadagnare del denaro, ma ci si realizza nel proprio lavoro (e nella propria vita) in modo da ricevere il denaro necessario per vivere.
Il denaro non è più il solo obiettivo da raggiungere e il solo motivo per cui lavoro, ma diventa una conseguenza. Prende il posto che non avrebbe mai dovuto lasciare, ovvero essere al servizio dell'uomo e non l'inverso. Nel mentre della scrittura del mio primo libro* mi sono volontariamente fermato allo stadio dello psico-affettivo, ma ora non basta più. Dobbiamo risvegliare altro. Nel momento in cui vi parlo non esiste alcuna risposta scientifica che spieghi i risultati spettacolari raggiunti dai pazienti. Eppure le metamorfosi delle bocche sono visibili. In questo momento della mia vita mi sono confrontato a due possibilità:
- fare lo struzzo e non voler vedere, cosa che alla scienza riesce molto bene;
- diventare un vero ricercatore e affrettarmi a capire l'impossibile per il sapere odierno.
Ovviamente ho scelto la seconda opzione, quella che conduce alla reale conoscenza dell'Uomo. Questo cammino è insegnato in alcune facoltà ma ci trascina inesorabilmente all'incontro con veri ricercatori del pianeta. E quel che diventa prodigioso è che, quali che siano le loro discipline, tutti giungono allo stesso punto e alle stesse conclusioni.
Che riguardi la fisica quantistica o la biologia dobbiamo accettare che il nostro sapere odierno sia del tutto insufficiente per accedere al cammino per la conoscenza. La conoscenza è una parte di noi che lasciamo alla nascita e che dobbiamo ritrovare nella nostra vita terrestre. La conoscenza viene dalle parole “con nascere” (nascere con). È innata. Il sapere ci viene inculcato. È acquisito. Eppure nella scienza detta moderna, il sapere maschera l'accesso alla conoscenza per gli scientista. (Uno scientista è una persona che si accontenta di ripetere quello che gli è stato insegnato senza mai aver verificato le fonti del suo insegnamento.)
Il sapere, al contrario, dovrebbe essere al servizio della conoscenza e questo si verifica nei veri ricercatori scientifici, quelli che non si accontentano di ripetere instancabilmente le credenze ben apprese, ma che vanno a ristudiare tutti i fondamenti del sapere ben appreso. E lì prendono coscienza che tutto il loro insegnamento è basato su dogmi non provati, forse falsi.
Sono un accademico di formazione e cerco sempre di rispettare il mio rigore scientifico che consiste nel non credere più sulla parola senza aver fatto il passo di controllare. Ma la scienza di oggi non ha gli strumenti necessari per questa verifica. Sarà necessario andare a cercarne altri.
Siamo ad una svolta per l'umanità. Tutti i semafori sono rossi e non possiamo più permetterci di non vederli. I denti ci portano prove concrete, visibili, riproducibili del fatto che siamo sulla strada sbagliata e tutte le bocche sono qui per urlarlo.
Finirei con due citazioni:
«Non si possono risolvere problemi con la stessa mente che li ha creati.» Albert Einstein
«Bisogna creare il mai visto, il mai sentito» Gitta Mallasz (autrice del libro “Dialoghi con l'angelo”)
Albert Einstein non era solo uno scienziato geniale ma anche un chiaroveggente e Gitta Mallasz era, credo, un'iniziata.
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Libro: “Nos dents, une porte vers la santé”
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Titolo italiano: “Denti & Salute”, ed: Terra Nuova
Article Fémi – Bio – 18/05/2011
www.femininbio.com/sante-et-forme/medicines-douces
ARTICOLO
“LA DENTOSOFIA, LA NOSTRA BOCCA È LO SPECCHIO DELLA NOSTRA SALUTE”
Articolo del 18/05/2011
Realizzato da A. Ghesquières e S. Jarroux

Michel Montaud* è chirurgo-dentista installato nella Drôme. Ma è soprattutto il cofondatore di una pratica: la dentosofia, “la saggezza dei denti”. È ugualmente autore di “ Denti & Salute”. E se la nostra bocca fosse l'espressione del nostro essere nella sua globalità? Risposte con un uomo appassionato, ispirato che condivide volentieri le sue conoscenze e le sue illuminazioni sulla salute e sulla ricerca spirituale.
Ci racconti il suo percorso
Ero un dentista “convenzionale” che fino ad allora praticava un'odontoiatria classica. Ma poi è sopraggiunto un evento nella mia vita e mi ha obbligato ad agire diversamente, mio figlio soffriva, la medicina non riusciva a dargli sollievo e volevo curarlo in modo diverso.
Sono uscito dall'odontoiatria e mi sono rivolto alle scienze parallele: osteopatia, medicina cinese. Questo percorso è stato difficile perché bisogna mettere in discussione il proprio sapere. Ma prima del malessere di mio figlio, avevo già intrapreso una riflessione sul mio lavoro: avevo smesso di estrarre denti sani, i primi premolari (si agisce in questo modo per creare dello spazio nella bocca) quando si può evitare questo gesto che provoca squilibri nella bocca e procedere diversamente, è quello che ho realizzato.
La bocca è lo specchio della vita interiore, siamo capaci attraverso la bocca di descrivere quello che l'uomo è, il suo carattere, ci permette di situare la persona nella sua ricerca personale. Sono convinto che la scienza debba raggiungere la spiritualità, l'approccio della dentosofia s'introduce perfettamente in questo quadro, porta in sé una connotazione universale.
Su quali lavori si basa? Quali ricerche scientifiche sono in corso su questa pratica?
Mi sono allontanato del tutto dalle parole “scientifico” e ”ricerca scientifica” perché erano troppo limitate. Mi sono opposto al detto “credo solo a quel che vedo”. La dentosofia è, al contrario, una scienza empirica e clinica che è inconfutabile e riproducibile al 100%. L'unico scritto su questa pratica esistente, per ora, è il mio libro!
La lezione che traggo grazie alla dentosofia è che non abbiamo più risposte a nulla e che pertanto bisogna andare a cercarle là dove non esistono a livello terrestre. In questo i lavori di Rudolf Steiner sono stati una vera rivelazione che mi ha offerto le delucidazioni mancanti e che mi hanno fatto credere che la dentosofia sia un trampolino verso l'antroposofia**. Bisogna assolutamente legare la scienza allo spirito, rimettendo gli studi scientifici al loro posto.
Perché la si consulta?
Le persone vengono essenzialmente per dei problemi, un malessere, che siano bambini, adolescenti o adulti. Non c'è età per intraprendere una terapia di dentosofia!
Invece chiedo, per venire a vedermi, che abbiamo letto il mio libro, le persone devono venire in coscienza e informati. Ho anche fatto progredire la mia pratica: quando ho dei piccoli pazienti parlo unicamente con loro.
La seduto si svolge così: guardo la bocca del paziente e lo porto a fare il nesso tra la sua bocca e quello che è. Ho coscienza che per il paziente la dentosofia non è una terapia semplice perché è davvero necessario che la guarigione provenga da lui, il mio unico compito è accompagnarlo in questo processo. Generalmente c'è un primo consulto e poi un'altra ogni 2 mesi.
Il paziente è sulla via della guarigione quando la sua bocca si è mossa (può apprezzare questo cambiamento confrontandola con la fotografia scattata nella prima seduta) e questa evoluzione fisica s'accompagna sempre da un miglioramento del benessere evidente.
Per i suoi consulti ricorre ad un attivatore di gomma, che cos'è?
É un apparecchio che il paziente mette in bocca, ma non è che uno strumento, un filo rosso, un rilevatore per far prendere coscienza del nesso esistente tra la bocca e il proprio essere interiore. L'attivatore, è volontà del paziente decidere di metterlo, ha quindi in mano il potere di guarire.
Si tratta di una vera auto-terapia accompagnata.
L'idea è di mettere questo attivatore coscientemente, ovvero di fermarsi nella propria vita e di posarsi senza musica, senza distrazioni, e so quanto sia difficile ai giorni nostri!
Ci sono 2 fasi che i pazienti devono assolutamente rispettare:
- Una fase cosciente: il lavoro di giorno.
Il paziente porta l'attivatore 3 volte 20 minuti al giorno (sono regole che possono essere meno rigide) facendo una pausa, lasciando perdere tutto.
I 3 punti seguenti devono essere rispettati:
- Essere in coscienza;
- Rispettare il ritmo: portare l'attivatore tutti i giorni;
-
Non sentire mai dolore. Se si ha male, si smette.
-
Una fase inconscia: la notte.
Ci si addormenta e ci si risveglia con l'attivatore. O ci si addormenta con e lo si perde durante la notte. L'essenziale è di rincominciare ad addormentarsi tutte le notti con l'apparecchio.
Tutti dormono con l'attivatore, non ho incontrato un paziente che non si addormentasse con. Anche un bambino di 2 anni può riuscirci senza rischi! Il tutto sta nell'avere la partecipazione totale del bambino.
I miglioramenti sono immediati! Ad oggi è la sola pratica, che io conosca, che permette alla bocca di muoversi con l'euritmia.
La dentosofia si permette di riequilibrare la bocca e ugualmente di riconciliare il femminile e il maschile che ognuno di noi ha in sé. Piccola illustrazione: se si mastica a destra = si esprime la parte maschile; se si mastica a sinistra = si emerge la parte femminile; è uno schema semplificato ma che dà l'idea. Per riequilibrare dobbiamo fare lo sforzo in coscienza di masticare dall'altro lato, siamo allora in coscienza e non più nell'automatismo, cosa che richiede davvero molto lavoro!
Da un popolo all'altro, le bocche sono tutte identiche?
E no! Non abbiamo la stessa interiorità, né lo stesso rapporto con la natura, con la vita, da un paese all'altro, da una cultura all'altra. E le bocche lo dicono chiaramente.
In occidente, ad esempio, i denti sono tormentati, disequilibrati, e questo corrisponde ai tormenti che viviamo.
Quali sono le sue ispirazioni?
Mi sono molto ispirato ai lavori di Rudolf Steiner, per un un reale essere universale: antroposofia, psicologia, pedagogia, agricoltura...
Sono convinto che dobbiamo lasciare le nostre antiche credenze e instaurare un nuovo cervello.
Ho in mente una frase di Einstein che illustra perfettamente quello che sento: non si può risolvere un problema con lo stesso cervello che li ha creati. Bisogna andare a cercare il mai visto, il mai sentito, andare nel più profondo di sé. Far fondere la scienza alla spiritualità, è la mia missione su questa Terra!
Delle letture da consigliare ai nostri lettori?
Non è possibile scegliere un libro piuttosto che un altro sull'antroposofia ad esempio (Steiner ha animato più di 6'000 conferenza) o di altri autori talmente ce ne sono di interessanti; sta ai lettori percorrere il proprio cammino.
Ecco quello che FemininBio vi consiglia se siete interessati a farvi una piccola idea su tutte queste questioni:
“Dialoghi con l'angelo” - Gitta Mallasz
“L'iniziazione” - Rudolf Steiner
{“L'école qui fait aimer l'école” - Denise Gilliand (DVD)}
“Denti & Salute”
*Co-fondatore della SCUOLA DI DENTOSOFIA, società scientifica che ha per fine la promozione dei metodi funzionali in Francia e nel mondo.
** L'antroposofia è una corrente di pensiero e di spiritualità creata all'inizio del XX secolo da Rudolf Steiner. Secondo lui sarebbe la scienza dello spirito, un tentativo di studiare, di provare e di descrivere dei fenomeni spirituali con la stessa precisione e chiarezza con cui la scienza studia e descrive il modno fisico.
I principi dell'antroposofia sono stati applicati in diversi ambiti, come nelle scuole steineriane, l'agricoltura biodinamica, la medicina antroposofica... (fonte: Wikipedia).
L'euritmia è una forma d'arte creata da Rudolf Steiner e sua moglia Marie Von Sivers. L'euritmia è un'espressione artistica in cui la musica e le parole si esprimono tramite movimenti specifici del corpo che corrispondono alle vocali e alle consonanti (a delle note, a degli accordi). È stata anche chiamata “discorso visibile” o “canto visibile” (fonte: Wikipedia).
Esiste un'euritmia terapeutica che permette dei movimenti dentali senza alcun apparecchio in bocca.
Per chiedere la lista dei professionisti che praticano nei pressi del proprio domicilio:
contact@sodisapf.com
GRANDIR AUTREMENT n°21 – gennaio-febbraio 2010
GRANDIR AUTREMENTn°21 Gennaio/Febbraio 2010
esemplare di Philippe PASSEMAR - philippe.passemar@laposte.net
Michel Montaud :
“La nostra bocca è testimone di quello che siamo”
TUTTO SI LEGGE NELLA BOCCA PERCHÉ OGNI COSA (MANGIARE, RESPIRARE, ESSERE IN MOVIMENTO, PARLARE, PENSARE...) SI COLLEGA.
Crescere diversamente:Cos'è la dentosofia e come è giunto a questa pratica?
Michel Montaud: È il risultato di venticinque anni di ricerche costanti sull'essere umano, che ci hanno condotto, i miei colleghi ed io, ad una concezione dell'essere umano nella sua globalità. Ero un dentista che esercitava il suo mestiere in modo classico. Ho scoperto questo apparecchio di gomma, l'attivatore,

Michel Montaud è l'autore del libro “Denti & Salute”¹ e il cofondatore della Dentosofia.
e l'ho dato a mio figlio. Quale non è stata la mia sorpresa quando ho visto sparire i suoi incubi continui e
e di vederlo progredire in diversi ambiti, e non solo quello della sua bocca. Ho in seguito testato l'apparecchio su di me: non solo i miei denti si muovevano nella bocca, ma alcune patologie di cui soffrivo sparivano. Le scienze e le terapia di oggi hanno la tendenza a scomporre l'essere umano in parti diverse, mentre è essenziale considerarlo nella sua globalità. Cosa pratica della bocca è che basta aprirla per poter decodificare l'essere umano. La dentosofia si colloca quindi in una tradizione antroposofica, eredità meravigliosa che ci ha lasciato Rudolf Steiner. La dentosofia si definisce quindi come una terapia funzionale che, su base umanistica, collega l'equilibrio dente-uomo-mondo. Questa tripartizione si osserva d'altronde nella bocca ed è l'uomo così come è oggi che si ritrova nella dentatura.
LA DENTOSOFIA PERMETTE, PASSANDO DALLA BOCCA, DI DAR LA POSSIBILITÀ ALL'ESSERE UMANO DI ACCEDERE AL PIÙ PROFONDO DI SÉ. PERMETTE DI VEDERE QUEL CHE ERA INVISIBILE E SENTIRE QUEL CHE ERA INUDIBILE. CI PORTA SULLA VIA DELLA VERA COMPRENSIONE DELL'UOMO DANDOCI LA POSSIBILITÀ DI LIBERARCI DELLE NOSTRE ANTICHE CREDENZE. CI FA ACCEDERE AD UN'ACCETTAZIONE PIÙ AMPIA DELLA VITA, AD UNA TOLLERANZA MAGGIORE DI CIÒ CHE NON COMPRENDIAMO E, SPESSO, RESPINGIAMO. È UNA PORTA D'ACCESSO VERSO IL “MAI VISTO, MAI SENTITO”. DÀ L'ACCESSO POSSIBILE ALL'ANTROPOSOFIA, CHE È LA PRESA DI COSCIENZA DI QUELLO CHE L'ESSERE UMANO È REALMENTE. È UNA STRADA CHE APRE ALL'ANIMA DELLA COSCIENZA.
Può dirci di più su questo nesso tra il dente, l'uomo e il mondo?
È interessante notare che il dente è la sola parte del nostro corpo fisico dove si trova il minerale allo stato puro, nello smalto. Eppure il regno minerale è il più antico sulla Terra. Attraverso il dente abbiamo quindi accesso ad una memoria ancestrale dell'umanità. Bisogna inoltre osservare che lo smalto si usura con l'età, come se non riuscissimo ad integrare questa memoria...
interessandomi alle dentature, non mi sono mai accorto che si vedono succedere cose sorprendenti, che ho potuto mettere in relazione con l'iper-intellettualizzazione precoce nei bambini. I denti spuntano sempre più presto e in un ordine di arrivo spesso inverso, che testimonia un malessere profondo. Tutta l'evoluzione dell'uomo viene rimessa in discussione. Steiner ha detto all'inizio del secolo scorso che non bisogna intellettualizzare un bambino prima che i suoi primi denti definitivi siano spuntati – incisivi e primi molari – perché questo dirotta le forze fisiche di cui ha bisogno per costruire il suo corpo fisico. Fino all'età di 7 anni e la comparsa della seconda dentatura ha bisogno di tutte le sue energie per questo.
Se si introduce l'astrazione e si mobilita il suo intelletto prima di questa età, rischia allora di avere organi difettosi. Oggi il pensiero di Steiner è stato confermato. È importante da spiegare ai genitori e agli insegnanti, che eppure pensano agire per il bene dei bambini.
Nel nostro occidente iper-intellettualizzato si possono vedere sempre più segni di sofferenza nelle prime dentature, ovvero nei denti da latte, come le sovra-occlusioni – il ricoprimento eccessivo dei denti superiori su quelli inferiori – che in particolare è un segno di difficoltà affettiva molto grave. I denti sono un vero cantiere dell'umanità.
A partire da quale età si può venire a consultarla?
Il prima possibile! Il mio paziente più giovane aveva 2 anni e 3 mesi. Il Sé del terapeuta non tocca il corpo astrale del bambino, non tocca affatto il suo intelletto. Se il terapeuta vive quel che dice, succede come “un'iniezione endovenosa”. Ho avuto ad esempio il caso di un bambino la cui dentatura ha iniziato a muoversi dopo il primo consulto, senza nemmeno l'azione dell'attivatore. È d'altronde per questo che insisto nel dire che l'attivatore non è che uno strumento della dentosofia. L'essere umano lavora attraverso l'attivatore, ovvio, ma il primo consulto è ancora più essenziale perché permette di leggere nella bocca tutto ciò che non viene detto e di dare al paziente l'occasione di auto-curarsi.
Come può muoversi la dentatura?
È difficile da spiegare, poiché non è un'azione meccanica, come con le piastrine degli apparecchi fissi. Il problema con quelle è che tutto ha la tendenza a spostarsi nuovamente: ci sono dal 60 al 90% di recidiva². Vuol quindi dire che la causa del problema non è stata risolta. La bocca è la conseguenza di quello che siamo. Ho recentemente avuto una stagista di 15 anni che ha scritto questo nel suo rapporto sullo stage: «Ho potuto assistere ad un consulto poco ordinario da un dentista. Questa esperienza mi è piaciuta molto. Infatti questo dentista non pratica più la medicina “classica”. Medico da più di trent'anni parte dal principio che la nostra bocca è la conseguenza di quel che siamo, di quel che proviamo, viviamo o abbiamo vissuto. Tutto si legge all'interno della bocca. Grazie ad un trattamento non aggressivo (senza apparecchio ortodontico), rimette a posto i denti, la mascella, ma anche il modo di vivere dei suoi pazienti. Ho potuto assistere al primo consulto di una madre e di suo figlio, il più importante e interessante, al fine di stabilire un contatto con i pazienti. Sono stata incredibilmente sorpresa dalla facilità che ha avuto quest'uomo nel dialogare con loro, e soprattutto dal modo in cui ha letto dentro di loro. In una mezz'ora ha tirato fuori il carattere, i sentimenti, il passato di queste persone. Loro non si conoscono assolutamente». In realtà i denti si muovono perché all'interno l'essere umano comincia a muoversi. Ha preso la decisione di cambiare vita. Tutti i giorni sceglie di fermarsi per masticare un oggetto che sembra non servire a nulla e che, in più, costa dei soldi. Questo cambiamento di stato d'animo si legge anche nella bocca. Il movimento dei denti non è che la conseguenza di uno stato d'essere psico-affettivo.
DICHIARAZIONI RACCOLTE DA CARINE PHUNG
¹ – Ed. Terra Nuova (2009). È un'opera facile da leggere e ricca di insegnamenti.
² – Nota della redazione: inoltre l'ortodonzia, considerata come è attualmente, privilegia trattamenti tardivi e più invasivi. Ad esempio, se un bambino ha una mascella troppo piccola, dovrà attendere che tutti i suoi denti (o quasi) siano spuntati per poter mettere delle piastrine su tutti, e forse anche strappare dei denti sani, con il rischio che tutto si sposti nuovamente in seguito.
Per chiedere la lista dei professionisti: www.dentosophie.com
I denti, tempio della memoria? Uno studio svedese ha dimostrato che strappando un dente, viene portata via anche una parte della nostra memoria... Per questo studio, che è parte di un più ampio studio sulla memoria, i ricercatori hanno seguito 1'962 persone dai 35 ai 90 anni a partire dal 1988, comparando la memoria di quelli che avevano conservato i loro denti e di quelli che avevano messo delle dentiere. Studi recenti giapponesi sui ratti e sulle scimmie avevano già mostrato il nesso tra denti e memoria, ma, secondo M. Bergdahl, lo studio svedese è il primo su larga scala sugli umani. La ricerca deve ancora determinare quale impatto può avere sulla memoria l'estrazione di un semplice dente: « Studieremo fino a quanti denti può perdere una persona prima che questo inizi a provocare effetti sulla sua memoria. Indagheremo anche sull'impatto delle carie dentali e degli impianti» ha dichiarato M. Bergdahl. Quando si pensa che i dentisti estraggono spesso denti sani a giovani adolescenti, nel quadro dell'ortodonzia... Fonte: http://www.afp.com/afpcom/fr