Aller au contenu

ADESSO

traduzione automatica

Se vogliamo avanzare nella nostra storia, dovremo mettere da parte il nostro ego.

Non appropriarci più delle cose che non ci appartengono; noi non scopriamo nulla, non inventiamo nulla, mettiamo semplicemente in evidenza ciò che esiste già ed è stato esplorato e utilizzato in modo magistrale dai nostri antenati persiani, poi caldei, eccetera.

La dentosofia non mi appartiene.

Non è il mio bambino, che voglio proteggere a ogni costo come fosse una mia scoperta; mi è stata data perché la restituissi in tutta la sua profondità. Non ne traggo alcun orgoglio. La sola cosa che mi riempie di gioia è quando vedo uno dei miei fratelli, esseri umani, mettersi in cammino sulla propria via.

Livelli di coscienza dell'umanità attuale

Per capire bene a che punto siamo oggi, occorre anzitutto distinguere ciò che ho chiamato gli scientisti da una parte e gli scienziati dall'altra.

Durante gli studi, detti scientifici, seguiamo alla lettera l'insegnamento che ci viene dato e diventiamo scientisti, cioè persone che applicano ciecamente ciò che è stato loro insegnato.

Poi, rapidamente per quanto mi riguarda, mi sono trovato di fronte a delle domande, e queste domande mi hanno obbligato ad andare a scavare in un luogo dove non ero mai andato: i dogmi insegnati. Mi sono allora accorto con stupore che tutto il mio insegnamento d'origine riposava su concetti errati.

Sono allora diventato uno scienziato. Lo scienziato è IL vero ricercatore, che dimostra come la nostra scienza attuale abbia studiato una piccolissima parte dell'uomo, il suo corpo fisico, pensando e facendo credere agli altri di conoscere il tutto. La scienza ha occultato la parte più grande dell'uomo, cioè la sua anima e il suo spirito. La medicina si è occupata del corpo, e la filosofia e/o la religione dell'anima e/o dello spirito.

Tutto ciò resta tuttavia molto vago, e poche persone sono in grado di dare una definizione esatta dell'anima e dello spirito. Per renderli accessibili, li trasporremo alla loro manifestazione nel corpo umano: ciò che corrisponde all'anima può essere assimilato al sentimento, e ciò che corrisponde allo spirito è dell'ordine del pensare (preciso bene: il meccanismo del pensare, non i pensieri).

La dentosofia

Il dono della dentosofia sarà di farmi passare da quell'inconscio robotizzato a una coscienza che si affinerà di giorno in giorno. Don Miguel Ruiz (autore dei quattro accordi toltechi) parla del «processo di addomesticamento sociale». L'uomo è formattato fin dall'infanzia; tra 0 e 7 anni è una vera spugna. Poi, in seguito, crederà di essere padrone dei propri atti, mentre non fa che reagire a tutta la formattazione che GLI è stata insegnata. Ma chi è questo «SI»? Coloro che sono stati formattati prima di lui. Ed è un ingranaggio senza fine. L'uomo diventa allora un pappagallo, un robot telecomandato… e l'intelligenza artificiale finirà per dargli il colpo di grazia, se non reagiamo.

Da 35 anni non passa giorno senza che io scopra qualcosa. Scoprire significa che, qualche secondo prima della scoperta, non sapevo nulla di quel nuovo insegnamento.

All'inizio della mia storia, è il dentista a essere coinvolto, grazie a mio figlio.

Malgrado il mio scientismo latente, mi sono accorto in fretta che, nel campo dell'ortodonzia (cioè il raddrizzamento dei denti dei bambini), avevamo tutto sbagliato. Solo che mio figlio aveva bisogno di un trattamento ortodontico e non volevo assolutamente infliggergli i metodi classici insegnati, che ai miei occhi rappresentavano delle catastrofi. Avevo infatti già osservato la comparsa di scoliosi, ma soprattutto disturbi psico-affettivi di ogni genere (difficoltà di concentrazione, cambiamento di carattere, irritabilità, insonnie e perfino ricoveri in ospedale psichiatrico per perdita totale del sonno).

Quando l'uomo è sulla sua vera strada, una porta si socchiude, ma è necessario dare un gran calcio per aprirla. La mia prima porta è stata l'incontro con un apparecchio di gomma (1). Lo metterò nella bocca di mio figlio e l'inizio dell'avventura comincerà per non fermarsi mai più.

Da quell'istante, la mia vita terrestre passerà di stupore in stupore.

Mio figlio soffriva di incubi, di grandissima violenza, e di disturbi associati. Una settimana dopo l'applicazione dell'apparecchio in lattice, gli incubi scompariranno, così come tutti i disturbi associati.

In quell'istante deciderò di abbandonare tutta l'odontoiatria classica per dedicarmi soltanto a questo piccolo apparecchio e ai suoi risultati. Assisterò allora all'incredibile, all'inimmaginabile. Tutto ciò che mi era stato insegnato come impossibile si realizzava nel mio studio. Mi trovavo come un bambino che scopre per la prima volta le cose della vita. Parallelamente all'armonizzazione della bocca, osserverò progressivamente guarigioni di tutta una serie di patologie che non avevano, a priori, alcun legame con i denti. Uscirò allora dall'etichetta di dentista per rendermi conto che l'essere umano nella sua interezza (cioè nella sua volontà, nel suo sentimento e nel suo pensare) era metamorfosato.

Ma non avevo alcuna risposta da dare alla domanda «come funziona?», se mi basavo sui dati attuali della scienza.

Mi trovavo davanti a una situazione difficile.

Troverò le risposte nell'eredità lasciata da Rudolf Steiner e dall'antroposofia (o la saggezza dell'uomo). Rudolf Steiner l'ha chiamata anche scienza dello spirito e ha detto:

«La scienza materialista deve ricongiungersi alla scienza dello spirito da cui proviene.» In altri termini, dobbiamo ritrovare nella scienza fisica tutte le leggi della scienza spirituale. Scoprirò attraverso i suoi scritti tutta la dimensione spirituale dell'uomo, dimensione totalmente occultata dalla scienza e dalla medicina. Ma non «ingoierò» l'antroposofia come un credente cieco, bensì come un ricercatore, ed è il ricercatore ad autenticare certi scritti di R. Steiner. Questa nuova visione dell'uomo non era più una nuova credenza per me, ma era divenuta una certezza.

Ho lasciato le mie vecchie credenze pseudo-scientifiche insegnate per nuove ipotesi trasformate in certezza dalla sperimentazione. Da quel primo giorno non ho mai potuto cogliere in fallo gli scritti di R. Steiner. Tutto ciò che ho potuto verificare si è rivelato esatto. Ho allora deciso di funzionare come un vero scienziato e di prendere per ipotesi tutto ciò che non posso ancora verificare.

È a questo livello che si situa la vera ricerca scientifica: accettare tutte le ipotesi senza mai rifiutare nulla con il pretesto che va contro le nostre idee. È un'apertura di spirito a 360 gradi, dove la sola domanda ricorrente è: «E perché no?»

Questo dura da 35 anni e in nessun momento ho potuto contraddire le parole di R. Steiner.

  1. Steiner è pochissimo conosciuto, e coloro che lo attaccano non conoscono l'antroposofia ma fanno come se la conoscessero, come la scienza che fa credere all'umanità di sapere, nascondendosi dietro la sempiterna frase: «è provato scientificamente». E nessuno andrà a verificare quelle prove.

  2. Steiner è stato un esperto in tutti i campi della vita. E il più grande dei cartesiani dovrebbe porsi delle domande leggendo la sua biografia. Quest'uomo ha tenuto conferenze in tutta Europa, davanti a ogni sorta di pubblico, senza alcun appunto; queste conferenze sono state dattiloscritte e poi raccolte in più di… 350 libri. Quale genio detto «normale» può accedere a un tale sapere «fisico»?

Siamo dunque ben costretti ad ammettere che il sapere di R. Steiner non era più di ordine terrestre, che la fonte della sua conoscenza (differenza rispetto al sapere) si trovava a un altro livello.

Steiner era un iniziato di altissimo rango; è ciò che gli ha permesso di accedere a un tale grado di chiaroveggenza, e ci ha trasmesso tutto ciò che poteva essere accessibile all'uomo di oggi.

La sua eredità ci permette di risvegliarci totalmente al fatto che l'uomo attuale sta distruggendo se stesso e distruggendo tutto attorno a sé, se non si mette in cammino sulla propria vera conoscenza, cioè «chi è realmente?».

È soltanto un corpo fisico che sente e pensa di tanto in tanto, oppure un essere spirituale tripartito di una dimensione incredibile?

Tutta la posta in gioco dell'evoluzione dell'umanità si situa a questo livello.

«Non possiamo risolvere i problemi con lo stesso cervello che li ha creati.»
Albert Einstein

Chi sono io?

Non sono laureato ad Harvard, a Oxford o al Politecnico; non ho fatto l'ENA, non sono professore ordinario di medicina, non sono un eminente ricercatore del CNRS.

Sono semplicemente un essere… che tende a diventare umano, lasciando il mio stato di animale pensante (2).

Per questo sono uscito dalla mia condizione di robot telecomandato un po' diplomato, per andare a scavare nel più profondo della vera conoscenza dell'uomo. Mi ci sono voluti trentacinque anni e non misuro nemmeno tutto il cammino che mi resta da compiere, tanto questo percorso è gigantesco; misuro invece il cammino che ho compiuto e prendo coscienza che, al momento attuale, l'umanità si trova semplicemente allo stadio della gestazione, e alcuni si situano forse allo stadio del neonato, che sta scoprendo un mondo nuovo per lui.

Gesù è nato in una stalla in mezzo al nulla, e io esco dall'ombra in mezzo al nulla anch'io. (Il paragone si ferma evidentemente al luogo e non alla persona di Gesù.) Gesù non è nato in un albergo di lusso ma proprio in una stalla, al riparo da ogni sguardo, e penso che questo sia giusto e che dovranno esistere sempre più persone che escono dall'ombra per entrare nella luce (ma non nei lustrini), senza far valere il proprio titolo, perché il titolo maschera la luce.

Mi considero come un lampione che offre luce a coloro che mettono in moto le proprie forze di volontà per passarvi sotto; una volta che siamo sotto il lampione possiamo aprire la nostra mappa di vita, perché nell'oscurità non la vedevamo; e questa mappa propone diversi itinerari, ed è a noi e a noi soli decidere quale strada prenderemo.

Mi rivolgo a tutte le persone che trovano la propria strada: ringraziate voi stessi, perché siete i soli responsabili della scelta del vostro cammino. E non ringraziate il lampione, perché lui non c'entra nulla; ma lo avete riempito di una gioia intensa, perché tutti i lampioni del mondo si nutrono semplicemente di questa gioia di vedere uno dei loro fratelli diventare lampione a sua volta.

Gesù non doveva acquisire nulla, perché aveva già tutto in sé; possedeva la conoscenza di tutta l'evoluzione passata e di quella a venire. È perché abbiamo perduto la conoscenza che l'uomo corre dietro ai diplomi; acquisirà un sapere che lo allontanerà ancora di più da questa conoscenza. Più accediamo a un sapere di punta, più scaviamo l'abisso che ci separa dalla conoscenza interiore. Se invece ci serviamo del nostro sapere, che si serve di uno spirito logico, per incontrare la conoscenza, allora il sapere ritorna (là dove non avrebbe mai dovuto smettere di essere) al servizio di questa conoscenza.

Il sapere da solo è il sostegno del mondo materialista.

La conoscenza è il sostegno del mondo spirituale.

Nel mondo materialista, più il sapere è importante più l'uomo diventa potente e più si allontana dalla conoscenza. L'uomo attuale senza sapere è più vicino alla conoscenza dell'uomo di sapere; ma il problema è che l'uomo che sa schiaccerà l'uomo senza sapere con il suo potere e gli impedirà di dirigersi verso la conoscenza.

Il sapere materialista dell'uomo sta distruggendo il mondo.

Non si può più continuare su questa strada; è necessario lasciare questo sapere per accedere a quella conoscenza innata, sepolta fin dalla nascita, ma che non chiede altro che riemergere, e questa conoscenza ci permetterà di riconsiderare totalmente i concetti dell'umanità materialista.

Non siamo più allo stadio di rattoppare la casa che si crepa, ma di mettere tutto a terra e ricostruire tutto, di creare il mai visto, il mai udito, il mai pensato, e questo da secoli.

Osserviamo l'esempio di Gesù divenuto Cristo, che aveva la conoscenza in sé senza alcun sapere preliminare, e poi l'esempio di R. Steiner, che possiede anch'egli la conoscenza in sé, il che gli permette di tenere tutte quelle conferenze senza alcun appunto, senza alcun sapere preparatorio.

Entrambi hanno disseminato la conoscenza per permettere agli uomini di ritrovare la propria, e per ritrovarla bisogna liberarsi dell'ingombrante sapere materialista che ne impedisce l'accesso.

Tutto è da rimettere in discussione; ho detto proprio tutto: la società culturale, politica, giuridica, sociale, economica, tutto.

Quando l'uomo scorgerà questo cammino, potremo allora avvicinarci alla parola umano-dentosofia (etimologicamente la Saggezza dell'Uomo), al posto di quella di «animale pensante».

E non pensate che sia impossibile, perché abbiamo già gli strumenti che permetterebbero questo cambiamento; ci sono stati dati da R. Steiner, ormai un secolo fa.

1) vedere il mio primo libro «Nos dents, une porte vers la santé»

2) vedere il mio terzo libro «De l'égoïsme à l'Amour»

Michel Montaud, aprile 2018

L'umano-dentosofia

(o la saggezza dell'uomo)

Una nuova coscienza

È sempre delicato conoscere lo stato d'animo in cui si trova uno scrittore attraverso la sua scrittura. Per questo preciso che le mie parole non sono in alcun caso aggressive o accusatorie. Esse non giudicano le persone, ma constatano e discutono i pensieri e le parole di queste persone e le conseguenze create dalle loro azioni.

Esiste una grande differenza tra giudicare una persona e osservarne gli atti. Questo è molto difficile da comprendere nel nostro mondo, dove il giudizio della persona è la norma e dove la distinzione si fa raramente.

Non funziono, né mi batto, contro qualcosa o qualcuno.

Durante uno scambio chiedo sempre ai miei interlocutori di non limitarsi a portare una critica, ma di proporre sistematicamente un'altra soluzione.

«Che ogni critica ti elevi!» diceva Gitta Mallasz.

Propongo dunque un'altra forma di pensiero e di azione, proveniente da una nuova comprensione dell'uomo.

Ho scritto queste righe con la certezza che l'uomo debba passare da uno stato di coscienza di veglia a quello di risveglio. Nel suo stato di veglia attuale, in realtà, l'uomo dorme. Non sviluppa le facoltà che gli permetterebbero di risvegliare la propria coscienza.

Per sperare di far riemergere questo potenziale, è importante anzitutto stabilire la constatazione del suo funzionamento attuale, poi prendere coscienza che questo non è giusto, per poi proporre un nuovo cammino verso il risveglio.

I) Il funzionamento attuale della medicina

Quando la rivelazione di ciò che sarebbe diventato la dentosofia mi è apparsa, tutte le mie patologie sono scomparse, così come gli incubi di mio figlio; poi la sua bocca si armonizzerà e i suoi denti si allineeranno. Naturalmente vorrò far beneficiare di questa «scoperta» tutte le persone che incontrerò. Si realizzeranno sotto i miei occhi risultati eccezionali, che sfidavano tutto ciò che mi era stato insegnato… e la medicina pronuncerà questa frase:

«Non conforme ai dati attuali della scienza.»

Questa frase è stata pronunciata dalla scienza a proposito della dentosofia. Viene in realtà usata per tutto ciò che non rientra nel quadro della scienza, e della medicina nella fattispecie. Sono ormai una trentina d'anni che, grazie alla dentosofia, osservo metamorfosi inspiegabili per la scienza con i suoi dati attuali. Al giorno d'oggi le più alte istanze della medicina usano perfino il termine «derive settarie».

Alcune domande mi sono allora venute in mente.

Chi decide i dati attuali della scienza? In quale momento vengono rimessi in discussione? Quali sono i criteri che permettono queste eventuali revisioni? Chi decide queste revisioni? E se i dati attuali della scienza non sono più attuali, chi lo deciderà?

E poi, soprattutto, come immaginare una revisione, se non si compie il passo di andare a vedere le nuove scoperte?

* Definizione della scienza:

«Insieme coerente di conoscenze relative a certe categorie di fatti, di oggetti o di fenomeni che obbediscono a leggi e/o verificati con metodi sperimentali».

La scienza non mi dà più risposte, cioè non esiste alcuna legge né metodo sperimentale, di sua competenza, per spiegarmi i risultati ottenuti nei pazienti seguiti in dentosofia.

Ho scritto un primo libro su questo argomento, per coloro che sono disposti a sentire qualcos'altro. Eppure, le persone che confutano la dentosofia non hanno compiuto il passo di interessarsene o semplicemente di incontrarmi.

La scienza, non avendo alcuna spiegazione da dare, negherà questi risultati e li occulterà come se non esistessero; altrimenti, bisognerà spiegarmi perché la dentosofia non è riconosciuta come una via scientifica e perché non è conosciuta dal grande pubblico e dalle università francesi.

La scienza non mi dà più risposte, eppure vedo le prove cliniche accumularsi ogni giorno sotto i miei occhi; sono fenomeni che obbediscono a leggi e/o verificati con metodi sperimentali.

Sì! L'ho verificato, e in seguito lo hanno fatto tutte le colleghe e i colleghi che hanno voluto sperimentare la dentosofia.

La dentosofia è una certezza «scientifica» riproducibile.

È verificabile da qualsiasi dentista e medico che compia il passo di venire a constatarla.

Se torniamo alla frase «non conforme ai dati attuali della scienza», possiamo porre altre domande: che cosa sono i dati attuali della scienza? Ma soprattutto: i dati attuali della scienza sono ancora attuali?

La grande domanda che abbiamo il diritto di porci potrebbe essere: «Perché la medicina rifiuta di incontrarci e di occuparsi della dentosofia? Quale insegnamento trarre da questo atteggiamento?»

* Definizione della medicina:

«Insieme di conoscenze scientifiche e di mezzi di ogni ordine messi in opera per la prevenzione, la guarigione o il sollievo delle malattie.»

Le conoscenze scientifiche sono insegnate negli studi di medicina.

«I mezzi di ogni ordine» aprono porte infinite; questi mezzi non sono tutti insegnati negli studi di medicina; dunque la medicina, secondo questa definizione, si rivolge anche a non medici, che hanno studiato altri mezzi di ogni ordine… ma questi non medici non hanno il diritto di esercitare la medicina.

Soltanto i medici hanno il diritto di esercitare la medicina, ma non conoscono TUTTI i mezzi di ogni ordine; dunque non tutti i mezzi sono messi in opera, poiché soltanto i medici possono esercitare la medicina. Dunque, sempre secondo questa definizione, la medicina non è realmente praticata.

La frase «non conforme ai dati attuali della scienza» viene scagliata contro chiunque abbia potuto mettere in evidenza un altro mezzo di ogni ordine che non rientri nel quadro dei dati attuali della scienza.

La medicina non farà lo sforzo di sperimentare da sé questi altri mezzi di ogni ordine, ma si arrogherà il diritto di vietare l'uso di questi nuovi mezzi e perfino di parlare di derive settarie. La definizione di una setta è «una manipolazione mentale su persone fragili». Un'altra grande domanda mi assilla: «Da che parte si situa il settarismo? E dove comincia la fragilità delle persone?»

Dando la caccia agli altri dati eventuali, che potrebbero arricchirla, la medicina non si situa più in una ricerca puramente scientifica, ma è caduta in un dogmatismo dove soltanto i suoi «dati attuali sono conformi». Ora, la dentosofia porta le prove, da trent'anni, che i dati attuali della scienza non sono (o non sono più) sufficienti e/o sono superati.

* Funzionamento della medicina

Tutti i medici prestano il giuramento di Ippocrate o il suo adattamento; ne emerge questa frase: «anzitutto non nuocere».

Questa frase è sulla bocca di tutti i medici all'inizio della loro carriera. Ma quanti medici hanno coscienza che questo giuramento non è (o non è più) rispettato?

Non riprendo qui il testo integrale del giuramento medico, che si trova nella versione francese di questa pagina; ne analizzo quattro passaggi.

1 – Rispetterò tutte le persone, la loro autonomia e la loro volontà, senza alcuna discriminazione secondo il loro stato o le loro convinzioni…

Nel protocollo del cancro, per esempio, questa frase non è rispettata. Al medico che non si conforma «ai dati attuali della scienza», ossia chemioterapia e/o radioterapia e/o chirurgia, è vietato esercitare. Si metterà tutto in opera per alimentare le paure del paziente, prospettandogli una «perdita di possibilità» se non accetta il protocollo stabilito.

La medicina non lascia alcuna scelta al paziente; non rispetta la loro autonomia e la loro volontà. Non rispetta la libertà di pensiero di ciascuno. Impone LA SUA verità… facendo credere all'umanità intera che soltanto i suoi protocolli possano guarire, malgrado centinaia di migliaia di morti che avevano seguito alla lettera quel protocollo.

Ma non siamo forse davanti a una forma di manipolazione mentale?

2 – Anche sotto costrizione, non farò uso delle mie conoscenze contro le leggi dell'umanità…

Questa frase è carica di conseguenze. Come interpretare la constatazione che, quando non si compie lo sforzo di andare a vedere se le nostre conoscenze sono ancora attuali, non si può sapere se queste conoscenze non si rivoltino contro le leggi dell'umanità?

Come devo interpretare l'ignoranza totale dell'umano-dentosofia, mentre essa è accessibile a tutti, in particolare con un primo libro pubblicato ormai da undici anni?

3 – Non intraprenderò nulla che superi le mie competenze. Le manterrò e le perfezionerò per assicurare al meglio i servizi che mi saranno richiesti…

Non superare le proprie competenze comincia dal riconoscerne i limiti. Perfezionarsi significa accettare di andare a vedere altrove se le mie competenze sono ancora attuali. Perfezionare le proprie competenze significa accettare che altri dati, divenuti attuali, possano sostituire i vecchi «attuali»; significa, quanto meno, avviare un dialogo per potersi permettere di analizzare da sé la credibilità di questi nuovi approcci.

Perché l'umano-dentosofia è occultata?

4 – Che gli uomini e i miei colleghi mi accordino la loro stima se sarò fedele alle mie promesse; che io sia disonorato e disprezzato se vi mancherò.

Come non vedere in questa frase l'ingiustizia del mancato riconoscimento dei ricercatori che propongono altre vie e che vengono messi sul banco degli imputati per esercizio illegale di una medicina che non rispetta il proprio giuramento?

Chi si occupa dei dati attuali della scienza? La scienza stessa.

Chi detiene il potere, dunque il denaro? Coloro che decidono i dati attuali.

Perché questa medicina non vuole andare a incontrare l'umano-dentosofia?

Vi lascio liberi, cari lettori, di rispondere.

Per il momento, la sua soluzione si situa nella denuncia di una deriva settaria dell'umano-dentosofia, mentre ignora tutto della sua pratica.

Questo modo di funzionare è oggi molto diffuso: la pratica sistematica del rifiuto su argomenti che non si conoscono.

Ma dove si trova realmente il movimento settario?

È giunto il tempo di sedersi attorno a un tavolo per dialogare tra persone interessate al benessere (e non più alle malattie) dell'umanità e, di conseguenza, del pianeta. Perché le malattie del pianeta sono totalmente legate alle malattie dell'uomo. Sono i pensieri e le azioni dell'uomo «malato» a essere responsabili della distruzione del pianeta.

È tempo di riunire tutte le persone di buon senso e di confrontarsi con la più grande benevolenza sulla vera conoscenza dell'uomo e di portare alla coscienza dell'umanità che il nostro sapere attuale è nettamente insufficiente.

* Comprendere la medicina

Da molti secoli, e sotto l'impulso di Aristotele, l'uomo ha potuto accedere al ragionamento fondato sulla logica. Quando ci volgiamo alla meccanica, il ragionamento logico funziona secondo leggi dette «di causa ed effetto», che sono leggi fisiche provate e riproducibili al 100%. Perché una legge, a differenza delle regole create dagli uomini, non accetta alcuna eccezione; è universale. Queste leggi ci mettono in relazione con la materia, con l'inorganico (ciò che è senza vita). L'uomo ha approfondito fino a padroneggiare completamente la materia; è andato fino in fondo alla comprensione di questa materia, per definizione inorganica. Tutte le leggi della fisica in relazione con la materia sono giuste. E la nozione di causa ed effetto è esatta, quando ci si riferisce a questa materia inorganica.

Ma, nel campo della medicina, si insegnerà ai medici a ragionare, con il loro modo di funzionare logico, sempre secondo leggi di causa ed effetto, ma rivolte questa volta alla biologia, alla vita nell'uomo. Ora, appena lasciamo la materia inorganica ed entriamo nell'organico, passiamo nell'uomo dal cadavere (inorganico) all'essere umano vivo (organico). Esiste un mondo, totalmente inesplorato, tra le leggi della materia inorganica e le leggi della materia organica: sono le leggi della vita.

Ma che cos'è la VITA? Qual è il suo meccanismo? Chi può definirci la vita con il sapere attuale? La medicina constata la vita ma non la spiega.

Ha cominciato a «capire» il funzionamento dell'uomo attraverso il suo cadavere, che ha sezionato in tutti i sensi per vederne anzitutto l'anatomia (Leonardo da Vinci dissotterrava i cadaveri per sezionarli). Ha studiato gli organi senza vita, poi ha tentato di ricostituire l'uomo e di immaginarne il funzionamento, cioè di comprendere la vita a partire da quel cadavere; ora, questo è impossibile perché, per definizione, il cadavere è senza vita. Ha dunque formulato ipotesi sul funzionamento della vita, seguendo uno sviluppo intellettuale logico, per giungere ad analisi logiche che si sono trasformate in verità assolute.

I medici operano sulla vita secondo le leggi della materia, mentre ciò è completamente irrealizzabile.

La medicina ha messo a punto delle regole, e non più delle leggi, che derivano da un modo di pensare errato, perché il mondo attuale non conosce la vita; la medicina non fa che constatare la vita, ma non la conosce, dunque non può comprenderne le leggi.

Ora, essa pensa di scoprire la vita come ha potuto andare fino in fondo alla spiegazione della materia. Ma scoprire la vita con pensieri materialisti è totalmente impossibile, poiché ci si basa sulle leggi di un regno, il regno minerale (inorganico), che si vuole estrapolare a un altro regno, quello vegetale.

Tutta la medicina è stata costruita su basi errate. Non spiega nulla; non fa che constatare le cose. Una volta stabilita la constatazione, ragionerà secondo le leggi della materia inorganica, cioè le leggi di causa ed effetto, che non possono in alcun caso essere giuste quando ci si rivolge all'organico, alla vita.

La medicina ha instaurato un sistema di pensiero che crede giusto; ha amalgamato il Corpo Fisico e il Corpo di Vita dell'uomo in una sola e medesima cosa, cioè il cadavere, perché il corpo puramente fisico dell'uomo è il cadavere, che segue effettivamente le leggi della fisica; e pensa, con i ragionamenti di causa ed effetto, di detenere dall'esterno la padronanza del Corpo Fisico, la padronanza dell'uomo, della vita, direttamente dall'esterno dell'uomo. Ha fondato tutto il suo ragionamento sul fatto che apportando chimica si potranno modificare i comportamenti della malattia dell'uomo. Allo stesso modo in cui, apportando olio o modificando un pezzo meccanico, miglioreremo il funzionamento di una macchina. Questo è un ragionamento del tutto giusto, logico, quando ci si rivolge alla materia, all'inorganico, ma il ragionamento diventa totalmente falso non appena ci si rivolge alla vita, all'organico.

Il grande problema attuale è che la medicina pensa di accedere un giorno alla comprensione della vita con i suoi ragionamenti intellettuali materialisti, mentre non ne ha i mezzi; questo è impossibile perché la vita non è un corpo fisso che sta nel cadavere; la vita è un corpo che avvolge il Corpo Fisico e lo fa vivere; lo si chiama il Corpo di Vita; quest'ultimo è associato al Corpo di Sentimento (gli istinti, le pulsioni che ci permettono di sentire) e all'Io dell'uomo, alla sua individualità (ciò che ci permette di pensare). Questi ultimi due «piani» dell'essere umano corrispondono alle due parti occultate dalla medicina, cioè l'anima e lo spirito. Il Corpo Fisico, cioè il cadavere dell'uomo, è il solo corpo visibile ai nostri occhi. Al contrario, corpo di vita, corpo di sentimento e io sono invisibili; il corpo di vita è invisibile ma si manifesta con la constatazione della vita, mentre nessuno ha ancora potuto vedere un sentimento o un pensiero, eppure nessuno può negare che esistano.

Perché la medicina è arrivata a questo punto?

È il frutto di tutta l'evoluzione dell'uomo, evoluzione che ci ha portati progressivamente alla perdita della nostra parte spirituale a vantaggio del mondo della materia*. Ma tutto ha un senso, e molte cose possono comprendersi con un ragionamento logico sano e non puramente materialista. Per questo è necessario accedere alla conoscenza dell'uomo e non più soltanto al suo sapere intellettuale. L'umano-dentosofia ci propone di esplorare questo cammino della conoscenza.

II) Un nuovo cammino verso il risveglio: l'umano-dentosofia

La medicina è un mestiere, l'umano-dentosofia è un compito

* Perché l'umano-dentosofia

Oggi ci occorre andare a sviscerare i fondamenti della nostra medicina, ciò che l'ha portata a funzionare in questo modo.

Ci accorgeremo allora che il corpo umano, studiato dalla medicina, non rappresenta che la punta emersa dell'iceberg, mentre la quasi totalità di esso è sommersa e invisibile.

Dovremo andare a cercare la reale globalità dell'uomo, tutta la sua parte invisibile.

Per questo occorrerà accettare l'essenziale, ossia che l'essere umano è un essere totalmente spirituale e che il suo corpo fisico, studiato dalla medicina, non rappresenta che la condensazione dello spirito.

Dopo aver riconosciuto il funzionamento «meccanicista» della medicina, ci occorre pensare altrimenti e trovare un altro modo di comprendere la vita nell'uomo.

Questo studio è possibile; è già stato fatto, ma è rimasto totalmente occultato. È questa parte invisibile che l'umano-dentosofia, per il tramite della dentosofia, tenta di far apparire, prove cliniche alla mano. Ci porta un'altra visione dell'essere umano.

È giunto il tempo di cambiare il nome della dentosofia, divenuto troppo riduttivo. Nella parola dentosofia si sente infatti la parola dente, e questo può rimandare soltanto al mondo odontoiatrico.

L'umano-dentosofia, o saggezza dell'uomo, prenderà il suo posto.

Ora, per il tramite della bocca, la dentosofia diventerà una porta d'ingresso nell'universo dell'essere umano. Diventa un cammino verso qualcosa di ben più grande: l'invisibile, per ora, che vive nell'uomo; perché è proprio così, l'uomo porta in sé tutta la conoscenza della sua evoluzione. L'ha semplicemente sepolta nel proprio inconscio, per ora. Il compito dell'umano-dentosofo sarà di far riemergere, in coscienza, questa parte dell'uomo divenuta invisibile. Egli è il famoso microcosmo nel macrocosmo.

I denti diventano una porta d'ingresso visibile sull'invisibile.

L'umano-dentosofia diventerà una ricerca del benessere dell'uomo.

Ma che cos'è il benessere? È stare bene, cioè pensare il reale, sentire il bello e agire per il bene. Potrebbe essere la definizione della felicità, «essere nell'ora giusta»; vivere quel famoso istante presente che è il frutto dell'incontro di due correnti opposte, passato e futuro; presente, passato e futuro svolgendosi allora simultaneamente.

Per questo l'uomo deve compiere il cammino che conduce al proprio equilibrio.

La dentosofia diventa allora realmente una porta d'ingresso verso questa umano-dentosofia.

La medicina si occupa delle malattie dell'uomo.

L'umano-dentosofia si occupa dell'uomo nella sua globalità.

Ogni essere umano avrà la libertà di scegliere tra medico e umano-dentosofo. Ciascuno evolve in un mondo ben particolare. L'umano-dentosofo non pratica la medicina, poiché non si occupa delle malattie, e i medici non fanno umano-dentosofia, poiché non si occupano dell'uomo nella sua globalità.

Se i medici contestano questa riflessione, dovranno allora confrontarsi con il concetto di globalità dell'uomo, cioè un corpo, un'anima e uno spirito, o detto altrimenti una volontà, un sentimento e un pensare, triarticolazione che non può e non deve MAI essere dissociata.

L'umano-dentosofia non fa guerra a nessuno. Propone un'altra visione dell'essere umano. Accetta tutte le forme di pensiero. Deve essere rispettata allo stesso modo in cui rispetta gli altri modi di pensare.

Qual è il compito dell'umano-dentosofo?

La condizione preliminare e imprescindibile è che compia egli stesso il cammino che lo conduce al proprio guaritore interiore, all'umano che è in lui, colui che è capace di dare senza attendere nulla in cambio.

Avere dunque la certezza:

che è un essere totalmente spirituale e che il mondo fisico non è che una condensazione dello spirito;

che non sa nulla di «chi è veramente» e che ha tutto da riscoprire; questo deve portargli la più grande delle umiltà.

Tutto ciò gli richiederà un impegno di ogni istante per tutta la vita. Questo dono nutrirà in lui due qualità inestimabili: lo stupore e suo fratello l'entusiasmo.

Il compito dell'umano-dentosofo è di dare agli altri la possibilità di andare incontro al proprio guaritore interiore. Per questo, soltanto le loro stesse forze di volontà possono permettere loro l'accesso a questo cammino. L'umano-dentosofia deve considerarsi come un lampione che offre luce a tutte le persone che desiderano mettersi in cammino nella propria vita.

* L'umano-dentosofo potrà allora:

Accompagnare l'altro sul suo cammino.

Restare sempre un lampione per gli altri.

Comportarsi come un vero essere umano e non più come l'animale pensante che era, lasciando da parte il proprio ego per:

— Mostrare enorme empatia e compassione verso qualsiasi persona, e soprattutto verso coloro che potrebbero suscitargli una certa antipatia.

— Portare interesse per tutto ciò che gli viene incontro e per tutto ciò che esiste sulla terra. Questo stato d'essere è essenziale, soprattutto davanti a un bambino. Ogni bambino deve essere percepito come il proprio.

— Essere in ascolto di tutte le persone che si rivolgono a lui.

— Dare il tempo necessario a questo ascolto; ciò presuppone che sia egli stesso in ascolto di sé, per essere sempre padrone del proprio tempo. Questo modo di funzionare è capitale, perché è alla base dell'equilibrio della vita: dare tempo al tempo.

— Non avere giudizio, ma soltanto constatazioni sugli eventi della vita. Ciò significa usare sempre il «perché no», non chiudendo mai la porta a nuove ipotesi, e poi praticare la tolleranza e il perdono.

— Approfondire senza sosta la conoscenza dell'uomo. Riconoscere l'Essere Umano in tutta la sua grandezza.

— Rispondere soltanto alle domande che gli vengono poste, cercando di aiutare l'altro a rispondere da sé alle proprie domande.

— Essere capace di fare collegamenti tra le domande provenienti dal mondo fisico e le risposte provenienti dal mondo spirituale.

— Accompagnare chi soffre senza essere tentato di fare il lavoro al suo posto (il che è impossibile), mantenendolo in dipendenza.

— Dargli gli strumenti di cui ha bisogno, nella misura di ciò che può sopportare. — Fare attenzione a non cadere nel sentimentalismo in cui il sofferente può trascinarlo.

— Alimentare l'entusiasmo in ogni circostanza; per questo, non cessare di incoraggiare costantemente la persona in difficoltà, mostrandole i progressi compiuti, anche minimi (la bottiglia deve essere sempre mezza piena, mai mezza vuota).

— Provare una gioia incommensurabile quando la persona sofferente si libera da tutti i suoi mali, mettendosi in cammino sulla propria strada. È il dono di ritorno che la persona in difficoltà fa all'umano-dentosofo: procurargli una gioia indescrivibile, sapendo che la gioia è il sentimento supremo dell'Amore universale.

Il cerchio si chiude allora con la nascita di un nuovo umano-dentosofo.

Michel Montaud — maggio 2018

* vedere il mio ultimo libro: «De l'égoïsme à l'Amour»


Umano-dentosofia, seguito: agosto 2021

La società che abbiamo costruito ha elevato alcuni di noi al mestiere di dentista, medico, ingegnere, professore, eccetera. Per questo è stato necessario acquisire un diploma. Questo modo di funzionare ci ha portati a un sistema piramidale dove il diploma è sinonimo di «colui che sa», di colui che fa riferimento, e gli altri devono ascoltare e obbedire a chi sa, poiché essi non sanno. È stato detto loro che non possono sapere, perché per sapere OCCORRE il diploma, e se si avventurano da soli nella ricerca che conduce a quel diploma non li si ascolterà e li si farà tacere, perché non possiedono il diploma.

Il diploma dovrebbe permettere a chi ne fa esperienza di condividere il proprio sapere con l'altro, in modo che l'altro possa portare un'altra visione della propria esperienza. Questa nuova esperienza non deriva allora più dal sapere, ma dalla conoscenza innata che tutti possediamo fin dalla nascita ma che abbiamo dimenticato a vantaggio del sapere appreso; questa nuova esperienza deve allora arricchire «il diplomato» di un approccio che non aveva percepito. Questo dovrebbe essere il processo di base di ogni ricerca scientifica, in qualunque campo. La conoscenza innata dovrebbe arricchire il sapere acquisito dal passato con il buon senso che porta nell'istante presente.

Abbiamo messo in piedi un sistema a compartimenti, dove in ogni compartimento esistono «esperti» che fanno riferimento e che impediscono agli altri di pensare da sé, poiché questi esperti dettano loro ciò che si deve fare. Questo sistema, instaurato in questa società, ci ha fatto perdere la nostra unità profonda, che è l'Umano nella sua globalità.

Avevo intitolato il quinto seminario della formazione in umano-dentosofia, all'origine essenzialmente per dentisti: «dal dentista all'umano», e più precisamente «dall'umano del dentista all'umano del paziente». Da quando ho aperto questa formazione a tutte le persone interessate, l'ho rinominato: «dall'umano dell'accompagnatore all'umano dell'accompagnato».

Infatti, al primo incontro, l'accompagnatore che ha fatto l'esperienza dell'umano-dentosofia la condividerà per la prima volta con un accompagnato. Quando questo accompagnato comincerà la propria esperienza in umano-dentosofia, porterà all'accompagnatore ciò che ha vissuto. Questo rivelerà a quest'ultimo una nuova esperienza ricca di insegnamento.

L'accompagnatore porta la propria esperienza dell'umano-dentosofia all'accompagnato. Se l'accompagnato entra in questa esperienza, VIVRÀ eventi prima impensabili che sconvolgeranno il suo modo di funzionare e farà una nuova esperienza per se stesso.

Porterà allora all'accompagnatore la propria realtà dell'umano-dentosofia. Nutrirà dunque questa umano-dentosofia con questa nuova esperienza, che arricchirà l'accompagnatore, cioè colui che era ritenuto sapere grazie al suo «diploma» di umano-dentosofo.

È il principio dei vasi comunicanti, un'esperienza di vita senza fine, dove accompagnatore e accompagnato si nutriranno reciprocamente e creeranno la vera coppia insegnante-insegnato, nella quale ciascuno dovrebbe imparare dall'altro.

Tutto questo meccanismo permette all'umano-dentosofia di crescere continuamente. È il vero incontro dell'umano dell'accompagnatore con l'umano dell'accompagnato, o dell'umano dell'accompagnato con l'umano dell'accompagnatore; non c'è più gerarchia in cui l'uno domina l'altro. Non c'è più differenza tra «colui che sa» e «colui che non sa». L'apparire dell'ego sovradimensionato di ogni uomo lascia il posto all'essere dell'Umano. La VITA può allora esprimersi in tutta la sua natura creativa e la sua biodiversità.

Questo incontro instaurerà una vera relazione, dove le immagini pregiudiziali tra due persone scompaiono, dove la trasparenza e l'autenticità ridiventano possibili.

È anche il cammino verso l'Amore incondizionato, cioè trovare la vera triarticolazione «Libertà-Uguaglianza-Fratellanza» AUTENTICA, perché realizzata: senza giudizio, senza superiorità, senza inferiorità, senza egoismo perché rivolta sistematicamente all'altro, senza invidia, senza attesa, senza progetto, senza bisogno, senza desiderio, nell'ordine che nasce sempre dal disordine, nella realtà che è partita dal «reale virtuale» vissuto oggi.

Ringrazio ogni giorno, non so chi o che cosa, di averci inviato questo dono divino che è l'umano-dentosofia.

E, come ci dice così giustamente Krishnamurti, nominare non serve a nulla, se non a riportarci nel passato, perché il nome non è mai la cosa.


Scritto di un'ex allieva, divenuta umano-dentosofa, che ci offre una scrittura più femminile*.

Sue parole: «Scritto ispirato al tuo testo sull'umano-dentosofia… a modo mio, con il mio femminile stimolato e strutturato dal mio maschile.»

* per comprendere queste sfumature, vedere il mio ultimo libro «De l'égoïsme à l'Amour»

Chi sono io?

Per me, per molti anni la risposta a questa domanda riguardava piuttosto la descrizione del mio stato civile e della mia professione (dentista). Mi ci è voluto tempo per poter rispondere «sono Dentosofa».

Quando ripenso alla mia vita di questi ultimi dieci anni, mi rendo conto di aver percorso un cammino interiore. La «dentista» che ero ha constatato che la visione della medicina datami dai miei studi non mi si addiceva. Ho imparato per cinque anni ad analizzare, radiografare, misurare sintomi; ho imparato a porre una diagnosi (cioè a mettere un nome su un insieme di sintomi) e ad applicare un protocollo tecnico e farmacologico per sopprimere quei sintomi.

Non ho mai imparato a comprendere e a conoscere l'essere umano davanti a me.

In un primo tempo ho espresso questa incomprensione con un malessere sordo e una stanchezza cronica. Questo malessere mi ha condotta a cercare altro, un altro modo di pensare.

La dentosofia mi ha offerto la possibilità di aprire il mio sguardo al di là delle mie credenze e dei miei condizionamenti; di vedere nelle nostre bocche i nostri stati d'essere interiori e di mettere in opera le mie forze di volontà per accedere a un altro stato di coscienza.

A poco a poco, attraverso esperienze dirette, la Dentosofa in me si risveglia e si rivela nel mio «pensare», nel mio «sentire», nel mio «agire».

Questo si traduce nella mia vita quotidiana nell'andare a cercare da me la vera Conoscenza di ciò che è vivo in me e nell'altro.

Oggi è giunto il tempo di accedere a uno spazio più vasto, al di là della bocca, al di là della medicina classica e dei suoi vicoli ciechi e incoerenze.

Oggi viene il tempo di riconoscere e di incarnare ciò che siamo veramente; di diffonderlo come un effluvio divino portatore di Salute, di Gioia e di AMORE.

Per questo ci occorrerà accettare di non dare nulla per acquisito, ma piuttosto di considerare ogni elemento nuovo come un'ipotesi, senza giudicarla o rifiutarla.

Occorrerà poi andare a cercare da noi stessi, sperimentare, digerire, selezionare le diverse informazioni e accedere alla Conoscenza dell'Uomo.

Le basi Spirituali dell'umano-dentosofia, o il «Perché No»