Caso clinico 17
Testimonianza scritta in francese, tradotta.
Ho accompagnato questa persona.
Ero da anni cosciente di non stare bene. Difficoltà professionali e difficoltà relazionali con mio figlio mi spinsero a prendere in mano la situazione e intraprendere un'azione terapeutica.
Per un anno ho praticato una terapia sotto ipnosi.
Fin dall'inizio, dopo solamente qualche seduta, ho avuto una forte crisi di panico. Ho nel frattempo continuato le sedute fino ad un'ulteriore crisi, un anno dopo la prima.
La notte seguente mi sono svegliata in preda ad un dolore indescrivibile, al contempo fisica e morale. In quel momento l'unica soluzione per mettere fine a tutto quel dolore era sopprimermi. Sono dunque andata in bagno, completamente stordita dal dolore, e ho cominciato a tagliarmi sulle braccia e ad ingoiare tutto ciò che si trovava alla mia portata. Mio marito si è allora svegliato, e ha chiamato il mio medico.
Sono stata in seguito ricoverata in una clinica psichiatrica per 2 mesi. Dopo una cura di sonno di 12 giorni, assumevo farmaci e avevo un colloquio quotidiano con uno psichiatra. Durante le lunghe ore d'ozio, fumavo molto e spegnevo le cicche schiacciandomele sulle braccia.
Dopo 2 mesi, contro l'opinione dello psichiatra ma visto il poco o nullo miglioramento della mia condizione, mio marito mi ha fatta uscire da questa clinica e 1 mese dopo riprendevo, con grandi difficoltà, a lavorare.
I mesi seguenti sono stati molto difficili perché, se la crisi era superata, il malessere persisteva. Questa esperienza mi ha almeno insegnato a riconoscere e decodificare i sintomi nel mio comportamento che mi invitavano a reagire.
Cinque anni dopo mi sono sentita abbastanza “ricostruita” e allo stesso tempo cosciente di questo malessere che persisteva per intraprendere un percorso psico-generazionale.
Per un anno ho visto un terapeuta che mi ha aiutato, in particolare proponendomi degli esercizi pratici, che si traducevano in azioni.
Ad esempio: scegliere 5 persone con cui avevo o non avevo buoni rapporti, andare da loro con un piccolo regalo, esprimere loro la mia gratitudine per quel che mi avevano dato (anche se avevamo avuto delle divergenze), oppure costruire un piccolo altare con delle piccole figure che raffiguravano i miei genitori, nonni e andare a guardarlo più volte al giorno, oppure scrivere a mio padre tutto ciò che non avevo potuto dirgli prima della sua morte e dire a mia madre che l'amavo e che la ringraziavo di avermi dato la vita.
Tutto ciò era difficile ma sentivo che il fatto di essere un'attrice avrebbe inciso in modo positivo.
Qualche anno dopo mi sono unita ad un'associazione di sviluppo spirituale e da due anni, pratico la dentosofia.
Sono molto meno angosciata, meno dipendente dallo sguardo degli altri. Dare un senso alla propria vita è diventata la mia realtà e non più una teoria intellettuale.
La psico-geneologia e poi la dentosofia mi hanno fatto capire che realmente siamo attori della nostra vita, della nostra salute, su tutti i piani.
Tutti questi percorsi sono stati intrapresi con, certamente, l'idea di stare meglio, di soffrire meno. Ma al di là della “mia piccola persona”, ho fatto tutto ciò anche per i miei figli e, ancora oltre, per apportare il più possibile del positivo all'umanità.