Testimonianza del 22 novembre 2011
Testimonianza scritta in francese, tradotta.
Martedì 22 Novembre 2011
Ero cosciente da anni di non star bene. Difficoltà professionali e difficoltà relazionali con mio figlio mi incitarono a intraprendere un percorso terapeutico. Per un anno ho praticato una terapia sotto ipnosi. Fin dall'inizio, dopo qualche seduta, ho avuto un attacco di panico molto importante. Ho comunque continuato le sedute fino ad un'altra crisi, un anno dopo la prima.
La notte seguente mi sono risvegliata in preda ad un dolore indescrivibile, allo stesso tempo fisico e morale. In quel momento l'unico modo per me di porvi fine era sopprimermi. Sono quindi andata in bagno in uno stato di trance e ho cominciato a tagliuzzarmi le braccia e ad ingoiare tutto ciò che era a portata di mano. Mio marito si è allora svegliato, ha chiamato il mio medico curante. Sono stata poi ospedalizzata in una clinica psichiatrica per 2 mesi. Dopo una cura del sonno di 12 giorni, prendevo medicine e avevo un appuntamento quotidiano con uno psichiatra. Nelle lungo ore di ozio fumavo molto e spegnevo i mozziconi schiacciandoli sulle mie braccia. Dopo 2 mesi, contro il parere dello psichiatra ma visto il minimo miglioramento della mia condizione, mio marito mi ha fatto uscire da questa clinica e 1 mese dopo rincominciavo bene o male a lavorare.
I mesi successivi sono stati molto difficili perché, se lo stato di crisi era passato, il malessere era sempre lì. Questa esperienza mi aveva almeno insegnato a decriptare i sintomi nel mio comportamento che mi invitavano ad agire.
5 anni dopo mi sono sentita abbastanza “ricostruita” e allo stesso tempo cosciente di questo malessere che persisteva per intraprendere un percorso psico-generazionale. Per 1 anno ho visto un terapeuta che mi ha aiutato soprattutto proponendomi esercizi pratici traducendosi in azioni. Ad esempio: scegliere 5 persone con cui avevo o non avevo buoni rapporti, andare da loro con un piccolo regalo, esprimere loro la mia gratitudine per quello che mi avevano dato (anche se avevano avuto dei differenti), oppure costruire un piccolo altare con delle figurine rappresentanti i miei genitori, nonni e andare a guardarlo diverse volte al giorno, oppure scrivere a mio padre tutto quello non avevo potuto dirgli prima che morisse e dire a mia madre che l'amavo e che la ringraziavo per avermi dato la vita. Tutto ciò era difficile ma sentivo che il fatto di essere attrice concretamente mi aiutava.
Qualche anno dopo ho integrato una associazione di sviluppo spirituale e da 2 anni pratico la dentosofia. Sono molto meno angosciata, meno dipendente dallo sguardo degli altri. Dare un senso alla propria vita è diventata una realtà e non più una teoria intellettuale.
La psico-genealogia poi la dentosofia mi han ben fatto capire che siamo attori della nostra vita, della nostra salute su tutti i piani. Tutte queste iniziative sono state intraprese con, certamente, lo scopo e l'idea di star meglio, di soffrire meno. Ma al di là della “mia piccola persona”, l'ho fatto anche per i miei figli e, ancora oltre, per portare della positività all'umanità per quanto possibile.