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Testimonianza del 22 novembre 2011 — n° 37

Testimonianza scritta in francese, tradotta.

Martedì 22 Novembre 2011

Mi sembra di aver lasciato andare il passato e chiedermi di tornarci per presentare le tappe della mia “storia” dall'entrata nella dentosofia nel maggio 2009, mi ha portato a ricollegare degli esercizi d'osservazione nei tre centri (fisico, emotivo e intellettuale), che ho redatto per più di 2 anni, in occasione di situazioni della vita quotidiana.

Ho riscoperto una persona piena d'illusione su se stessa e sul mondo, convinta di aver ragione in un gran numero di circostanze, rigida, che esprime esigenze incessantemente, egocentrica, costantemente arrabbiata, nella chiusura, nel rifiuto, nella fuga, nel bisogno di riconoscenza e d'approvazione, e quindi perfettamente infantile nonostante più di mezzo secolo d'esistenza. Niente di straordinario, alla fine, e del tutto umano...

L'incisivo sinistro della mascella superiore era davvero prominente, lo trovano molto brutto ed evitato di sorridere troppo ampiamente. Dopo un certo tempo, ha praticamente invaso lo spazio del vicino. Non è stato l'unico a veder trasformata la sua ubicazione, me ne sono accorta su una foto recente dove non mi “riconoscevo” davvero.

Rispetto a lei Michel Montaud, desidero dire che dopo averla abbondantemente insultata e disprezzata in seguito al nostro 1° incontro, ho appreso abbastanza rapidamente a riconoscere quello che mi apportava come sostegno e riconoscenza. Penso che mi aspettassi da lei come un ruolo di padre; il 1° anno discutevano molto e ci confrontavamo con opinioni a volte contrapposte. Progressivamente ho cominciato ad ascoltarla, o meno, ma sapevo che ne sarebbe venuto fuori un qualcosa che mi sarà davvero utile. Il gioco con la mia amica, di ritorno dal consulto, era trovare e scambiare questo qualcosa che nutre il seguito del lavoro. Fino a giugno 2011.

All'appuntamento successivo, a ottobre quindi 4 mesi dopo, non era più così, da una settimana una frase mi si era imposta «collegata ma non legata!» e si adattava a molte situazioni e relazioni nella mia vita. Come se qualcosa in me prendesse il volo o una nuova partenza. Ma per arrivare a questo stadio sono passata attraverso qualche shock cosciente. Un incidente, fine agosto 2009, che mi ha lasciato senza macchina e con due costole rotte. Credo che non accettassi la realtà così com'era e dormendo mi ci sono schiantata contro. Ho iniziato a percepire meglio tutte le mie “belle” qualità menzionate prima. Ma incapace di affrontarle mi sono arrabbiata (non a lungo) con tutta la mia famiglia più altri al matrimonio di mio figlio una settimana dopo.

Pertanto il processo di trasformazione era avviato, con un seguito di accettazione e lasciar andare reale delle situazioni esterne, ma allo stesso modo interne.

Fino al decesso di mio fratello nel gennaio 2010: eravamo al ristorante, si è accasciato; ho capito subito che era morto e che i soccorsi non avrebbero potuto rianimarlo. Ero cosciente di tutto quello che succedeva intorno a me e in me, emozioni e sentimenti, pensieri e sensazioni fisiche. Ho fatto fronte a tutto quello che ha seguito, praticamente sola, con calma e efficienza e non sapevo che ne sarei stata capace.

Per quello che riguarda il lavoro di dentosofia, all'inizio masticavo l'attivatore con una sorta di rabbia, violenza, forza, accanimento, come un desiderio di distruzione: non ero solo nei denti, non ero solo i denti. Ho finito per cercare e trovare il rilassamento nella pratica, comprendendo che la presenza e la coscienza sia nella tensione sia nel rilascio erano importanti poiché queste 2 fasi concorrono ad un'armonia e un equilibrio. Attualmente mi concentro piuttosto sul rilassamento di tutto il corpo.

Terminerei sfumando il quadro dell'inizio: 2 anni e ½ più tardi, il lasciar andare e l'accettazione di ciò che è, degli altri e di me stessa, in una forma di rispetto, di dolcezza e di gioia, si manifesta. Qualche cosa in me è più dritto e forte, sulla strada verso l'autonomia ed una maggiore sicurezza. E questo è il risultato della dentosofia congiunta con la pratica di un vero e proprio cammino spirituale.

So anche che non sono che all'inizio, i pochi risultati ottenuti non possono mascherare la necessità di perseverare nell'approfondimento di questo lavoro che è alla fine lo scopo della vita, o almeno della mia.