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Testimonianza del 12 ottobre 2007 — n° 135

Testimonianza scritta in francese, tradotta.

Venerdì 12 Ottobre 2007

Buongiorno. Sto lavorando attualmente da circa sei mesi. Sono alla fine del suo libro e assolutamente entusiasta per tutto quello che ho scoperto. Ho una forte pulsione al proselitismo basata sull'avanzata nel mio lavoro personale sulla mia bocca. Ho appena redatto una nota introduttiva alla dentosofia per le persone a me care che è un misto del mio lavoro e del contenuto generale e profondo del suo libro. Se vuole posso mandargliela.

E complimenti per il suo libro: è fantastico!

INTRODUZIONE ALLA DENTOSOFIA

Nel 1953 i dottori francesi Soulet et Besombes mettono in circolazione l'attivatore apparecchio, una sorta di proteggi-denti di gomma: un doppio apparecchio accoglie le arcate dentali e il paziente è invitato a masticare questo oggetto una volta inserito in bocca.

L'oggetto sollecita un ricollocamento della mandibola rispetto alla mascella e ripristina una funzionalità della bocca più conforme alla sua natura. Il professore spagnolo Planas conferma le ipotesi di Soulet e Besombes in modo tale che la nuova disciplina nascente trova il suo posto nel cuore stesso dell'odontoiatria pur dandogli un carattere olistico e a tutti gli effetti un posto nella medicina umana.

La bocca è un posto del corpo dove transitano, dove stanno, gli engrammi (engramma: sorta di traccia mnemonica che si organizza nel sistema nervoso come conseguenza di processi di apprendimento e di esperienza ) di tutte le esperienze di vita. I denti sono molto più che una semplice reliquia del mondo minerale nel nostro corpo; sono portatori della nostra storia personale e i mali di cui sono affetti traducono i malfunzionamenti della nostra vita. È così che la dentosofia, letteralmente “saggezza della natura”, considera la bocca come un luogo che parla, che ci parla... e quindi conviene imparare la lingua. Certo, quando un dente causa un dolore, va curato, ma la dentosofia propone di curarla pur cercando di svelare il mistero di quello che vuole dirci in un ambito più ampio.

Questa nuova posizione ha, fin dall'inizio, attirato l'ira della medicina dominante che ha fatto di tutto per marginalizzarla. Oggi le forze vive della dentosofia si sono rinnovate e si sta operando una nuova ripresa.

Per comprendere meglio le basi della dentosofia basta risalire alla storia di ogni vita. Alla nascita il bebè è preso da un riflesso di suzione (di rooting); cerca il seno per attaccarsi al seno. Il vuoto che deve realizzare nella sua cavità orale è tale che la respirazione nasale è indispensabile. Questa respirazione è la nostra respirazione normale, di giorno come di notte. Perché? Il naso ha funzioni che nient'altro ha: ci permette di filtrare l'aria e soprattutto, tramite una rete di micro-capillari, di riscaldarla. L'apparecchio di gomma superiore è abbastanza alto da impedire la respirazione boccale forzando così a respirare dal naso.

Una delle prime aspirazioni fisiche del bebè è accedere alla camminata. Va superata tutta una serie di tappe, in ordine, l'una dopo l'altra: passaggio dalla posizione sulla schiena alla posizione sulla pancia, progressione al suolo sul lato (lateralità, nuoto di lato), camminata a gattoni (lateralità incrociata), posizione accovacciata, in piedi. Ogni fase corrisponde ad uno sviluppo della dentatura e qualsiasi blocco o contrarietà si manifesta nella formazione degli archi dentari. Al contrario, i dimorfismi osservati nell'età adulta potranno risultare problemi risalenti alla prima infanzia.

Ma la storia della vita continua quando il bambino pronuncia i primi suoni e trova nelle risposte e nei suoni che sente la via dell'elaborazione della sua parola, funzione che usa la bocca. La comprensione del senso delle parole lo invita ad esercitare in seguito il suo pensiero. Globalmente la bocca sarà un eccellente testimone di tutto questo lungo percorso di edificazione di un adulto nel corpo così come nel cervello: chi pratica la dentosofia sa osservarlo e decifrarlo.

Il corpo che abbiamo, e soprattutto la bocca, porta in sé le stigmate di tutta una vita, delle nostre esperienze fisiche, psichiche, emotive e relazionali. Più che un sapere la dentosofia propone una riappropriazione della propria bocca e del proprio corpo, e questo con il semplice utilizzo di un attivatore di gomma. Perché e come è possibile una tale trasformazione?

Il nostro sistema nervoso è costituito da miliardi di neuroni connessi gli uni agli altri da sinapsi, sorta di incroci d'interconnessione. Queste cellule nervose si rinnovano costantemente. Pertanto si può immaginare come la sollecitazione dei muscoli della masticazione, tramite l'attivatore, può agire. Riposizionando correttamente le due mascelle l'una rispetto all'altra, il lavoro muscolare alternato con fasi si rilassamento invia al sistemo nervoso autonomo nuove condizioni di vita che segnano la strutturazione dei nuovi neuroni. Questi ultimi si sovrappongono all'antica strutturazione neurologica costituita di engrammi instaurati in un contesto patologico: sono alla base della formazione di nuovi tessuti rigeneratori della bocca che organizzeranno il ricollocamento dei denti, della gengiva e e degli archi dentali nella loro globalità. Con un po' di tempo, la nuova strutturazione tende a cancellare l'impronta della prima, la bocca si trasforma e guadagna un equilibrio migliore e il paziente sente nuove sensazioni più armoniose.

Si comprende allora perché i dentosofi parlano di auto-terapia e cercano l'adesione prima di tutto e poi l'abnegazione dei pazienti nel lavoro curato, regolare e durevole che viene loro proposto. La riuscita di una trasformazione dispendiosa di armonia è a questo prezzo. È utile soffermarsi su questo punto di partenza poiché cruciale.

La dentosofia propone un altro sguardo sulla bocca, ma sulla bocca integrata in un corpo e in uno spirito armoniosi e questi ultimi collocati in relazioni umane ugualmente più armoniose. Se il paziente lo decide, questo sguardo può passare alla propria esperienza di vita. Si può decidere di costruirsi un nuovo futuro lanciandosi nel lavoro proposto. Quest'ultimo necessita di riformare il proprio sguardo su se stesso. Ci sarà probabilmente un conflitto con le proprie abitudini e bisognerà fare una distinzione: o la cosa sembra troppo difficile, troppo impegnativa o troppo stravagante e la rigetterò (è d'altronde il modo di funzionare dominante nell'uomo: rifiutare la novità) oppure tenterò come una Scommessa di Pascal.

Esperienza fatta per 6 mesi, devo dire che questa scommessa di pascal vale la pena. Per quelli che provano la difficoltà pur essendo attratti dall'esperienza, mi sembra che su 6 mesi è ampiamente possibile sentire tutti i benefici di questa pratica e di valutare tutti quelli a cui si può ancora accedere. L'accompagnamento del dentista mi sembra indispensabile; è un'auto-terapia ma deve essere guidata.

Per essere più completo, rimane da citare i punti più importanti come:

il lavoro proposto

l'occlusione

l'articolazione tempro-mandibolare

la perdita verticale

la masticazione, la deglutizione, la fonazione

l'equilibrio bocco-dentale

il linguaggio dei denti

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